Tempi biblici per una visita medica

Stai per prenotare una visita medica?

Per fare un esame medico devi aspettare mesi in lista d’attesa, ma se paghi puoi farlo anche domani.

È diventato quasi normale trovarsi in una situazione del genere prenotando visite ed esami con il Servizio sanitario nazionale.

Quello stesso Ssn che, nel mondo, è noto per le sue eccellenze, ma che rischia sempre più di perdere il suo valore fondante: la tutela della salute come diritto da garantire a tutti in modo equo e non come bene da acquistare, solo per alcuni.

Come è possibile aspettare cosi tanto, mentre la mia vista peggiora sempre più? È una situazione normale?

Chi non ha provato sulla sua pelle come, per chi ha i soldi, sia più facile curarsi:

Sei stato operato al ginocchio!

Dopo i primi due cicli di fisioterapia, il fisiatra Ti ha prescritto altre dieci sedute ma all’ufficio prenotazioni ti hanno detto che, tramite Ssn, pagando il ticket, c’è posto solo tra nove mesi, tuttavia e come per magia, se voglio, pagando 300 euro in regime privato, c’è posto la settimana prossima. Waooo

Non vi è dubbio che in questo caso la terapia ha senso se è continuativa e non se la faccio tra nove mesi. È lecito un simile comportamento?

Potrà anche essere lecito, nel senso di legale, ma non è certo “normale”.

Diamo uno sguardo ai tempi di attesa sui siti delle Asl, quando disponibili, per capire che c’è realmente qualcosa che non va. E’ un problema grosso che va avanti da tempo e nessun governo fin ora è stato in grado di migliorare, nonostante l’informatizzazione.

Eppure per le prime visite specialistiche ed esami diagnostici, esistono tempi massimi di attesi di 30 e 60 giorni.

Come vengono rispettati, i cittadini lo vedono ogni giorno agli sportelli, spesso senza essere informati dell’alternativa cui hanno diritto se non c’è posto: un appuntamento, nei tempi previsti, in intramoenia, cioè con il medico dipendente della struttura, ma in regime libero-professionale; pagherà l’azienda sanitaria e il paziente dovrà versare solo il ticket.

Lo prevede una legge dal 1998, ma raramente, allo sportello, se lo ricordano.

Perché è così lunga?

Le ragioni alla base delle infinite liste d’attesa, tra tagli e inefficienze, sono tante.

Ad esempio, non dappertutto c’è ancora un Centro Unico di prenotazione (Cup) a cui rivolgersi e che vede i primi posti liberi negli ospedali della zona, smistando così i pazienti tra i vari centri.

Alla mancanza di informatizzazione, si aggiunge il fenomeno della mobilità sanitaria che vede tanti cittadini spostarsi verso le regioni più efficienti: un fenomeno che riguarda soprattutto il Sud e che, se da un lato è causato anche dalle lunghe liste d’attesa da cui si tenta la fuga, dall’altro contribuisce a squilibrarle di più.

E con costi elevati che, di nuovo, pesano sulle liste d’attesa; 270 milioni di euro per la Campania, 250 per la Calabria, 200 per il Lazio: sono i rimborsi che queste Regioni devono soprattutto a Lombardia, Emilia Romagna e Toscana, che hanno curato i loro residenti (Motore Sanità, 2016).

E così le liste d’attesa delle Regioni più attrattive si allungano, mentre le disuguaglianze si ampliano: sempre più soldi finiscono nelle casse delle aree più virtuose, sempre meno ne restano in quelle più povere, in cui c’è già meno prevenzione ed efficienza, in cui si muore prima, in cui le liste d’attesa non potranno che risentirne e dove, chi non si sposta per curarsi, alla fine si rivolge sempre di più al privato (Osserva Salute, 2016).

Un cane che si morde la coda.Image result for CANE SI MORDE LA CODA

L’ inappropriatezza di tante prescrizioni è un altro elemento: troppi esami inutili, prescritti per paura delle denunce dei pazienti o per abitudine, intasano i già affaticati centri di prenotazione, insieme ai tanti malati cronici, in forte aumento in un paese di anziani come l’Italia. Poi c’è il controllo, che manca: il Piano nazionale di governo delle liste di attesa, oltre a essere continuamente disatteso, è fermo al 2012.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: