Cosa sono gli ormoni

Gli ormoni sono sostanze prodotte dalle ghiandole dette a secrezione interna (endocrine) perché non versano il loro prodotto all’esterno (come le salivari o le sudoripare) da alcuni tessuti, come la placenta, la mucosa del duodeno ecc., e da gangli nervosi.

Queste sostanze costituiscono nell’organismo animale un sistema chimico di regolazione e controllo, che sorveglia e mantiene entro limiti costanti alcune funzioni. Non tutte benché la conoscenza del sistema ormonale non sia ancora completa, si può dire, ad esempio, che mentre la circolazione del sangue è influenzata dall’ipofisi e dalle ghiandole surrenali, non vi è un meccanismo analogo che agisca sulla respirazione.

Il nome ormoni, coniato dal fisiologo nel 1904, viene dal greco ormào, in quanto la prima funzione riconosciuta in queste sostanze è stata quella di eccitare un’altra funzione o un altro processo. In realtà non è esatto parlare di eccitazione, poiché i vari ormoni hanno azioni diverse; né del resto si conosce con esattezza come un agisca un ormone all’interno delle strutture cellulari. A proposito sono state fatte varie ipotesi: la più attuale è che l’ormone incontri nella cellula interessata una proteina in grado di accoglierlo, un recettore specifico, come si dice in biologia; con questa proteina esso forma un complesso, che agisce sui meccanismi di informazione genetica della cellula.

L’esistenza queste proteine-recettori sarebbe stata dimostrata nel caso degli ormoni sessuali. Si è anche fatta l’ipotesi di una azione, diretta o mediata da un’altra sostanza, l’AMP ciclico dell’ormone sull’acido nucleico della cellula, che verrebbe stimolato a fornire le informazioni necessarie alla sintesi delle proteine.

In ogni caso possiamo dire che l’ormone reca un messaggio specifico, che dall’organo regolatore va all’organo regolato, e solo a quello interessando un solo processo. In questo senso gli ormoni sono messaggeri chimici e il meccanismo dei messaggi è così complesso che prevede non solo l’invio di un ordine dalle ghiandole al tessuto interessato, ma anche la risposta in senso inverso.

È la più frequente malattia dell'orecchio. Si tratta di un processo infiammatorio dovuto a germi comuni (stafilococchi, strepto-cocchi) che si localizza in una delle diverse sezioni dell'orecchio: in base alla sede si parla di otite esterna, media, interna.

L’otite un problema che colpisce adulti e bambini

Cos’è l’otite?

È la più frequente malattia dell’orecchio. Si tratta di un processo infiammatorio dovuto a germi comuni (stafilococchi, strepto-cocchi) che si localizza in una delle diverse sezioni dell’orecchio: in base alla sede si parla di otite esterna, media, interna.

La prima interessa il condotto esterno, anzi la pelle che lo riveste e consiste in foruncoli, eczemi, infezioni locali; la seconda è quasi sempre dovuta alla diffusione nella cassa del timpano di infiammazioni della faringe che si propagano lungo la tromba di Eustachio: è per questo che l’otite media, molto frequente nei bambini, fa seguito usualmente a un raffreddore o a una tonsillite.

La malattia si cura con antibiotici e cortisonici; può esser necessario incidere il timpano per evitare complicazioni. Una di queste è la mastoidite, cioè la diffusione dell’infiammazione alle cavità mastoidee dell’osso temporale con possibili complicazioni cerebrali; in questo caso la cura è chirurgica. Altra eventualità è che l’otite media diventi cronica. Le otiti dell’orecchio interno, o labirintiti, ledono gravemente la funzione uditiva e provocano disturbi dell’equilibrio: sono frequenti le vertigini e la cura non è facile.

L’orticaria un vero problema per chi c’è l’ha: una patologia invalidante

L’orticaria consiste in un’improvvisa eruzione cutanea che appare con una certa frequenza in alcune persone. Si manifesta con placche rilevate, consistenti, di color rosa o rosso e di dimensioni variabili, solitamente sono accompagnate da prurito.

L’orticaria è ormai un dato anche per chi non ci crede che accompagna i pazienti affetti da asma bronchiale, da dermafrodismo, da celiachia e persone che presentano un + nel test allergico sugli alimenti.

Quanto tempo dura l’orticaria?

Il fenomeno dura di solito due o tre giorni ma ci sono episodi non rari in cui si ripete immediatamente tanto da apparire di continuo: diventa una costanza.

Da cosa è dovuta l’orticaria?

Qualche volta l’orticaria è dovuta a sostanze estranee irritanti, iniettate dalle microscopiche punture di alcuni vegetali come le ortiche da punture di insetti. Spesso però è causata dalla reazione a certi cibi come le fragole, arance, frutti di mare, sushi mangiati da soggetti sensibili o intolleranti.

In pratica in questi soggetti, che andrebbero tutelati dal sistema nazionale sanitario con esenzioni ai farmaci, riconoscimento dell’invalidità con legge 104/92 e s.m.i.; non si sa come avviene ma alcune sostanze alimentari entrano in contrasto con il sistema di difesa immunitario, entrando in conflitto. Il corpo così, il derma precisamente viene stimolato a produrre alcuni anticorpi, le reagine, che unendosi alle sostanze alimentari introdotte una seconda volta provocano una crisi di allergia.

Responsabile dei fenomeni di orticaria è una sostanza prodotta dall’organismo che sia nei processi di allergia immediata che di infiammazione entra in gioco: è la istamina.

Come si cura?

L’orticaria si cura con i farmaci antistaminici, con l’adrenalina e il cortisone.

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L’Alopecia: che fare?

Prova questi consigli

I principali tipi di alopecia sono:

Alopecia areata
È una patologia con una forte componente autoimmune che fa in modo che il sistema immunitario identifichi i follicoli piliferi come un corpo estraneo, attaccandoli. Questo causa una perdita dei capelli tipicamente a chiazze o aree (da qui il nome “areata”) glabre. Queste chiazze hanno il diametro di una moneta e si manifestano generalmente sul cuoio capelluto, ma possono apparire in ogni parte del corpo. L’alopecia areata può essere contratta sia da uomini che da donne, indipendentemente dall’età.

Alopecia totalis
Si tratta di una forma avanzata di alopecia areata che ha come conseguenza la perdita dei capelli per tutta l’estensione del cuoio capelluto, e anche della peluria facciale. Anche questo tipo di alopecia può colpire sia uomini che donne indistintamente.

Alopecia universalis
Questa è la forma più avanzata di alopecia areata, che può avere come risultato una perdita di capelli e peli totale su tutto il corpo. Questa è causata alla nascita da una mutazione cromosomica, che produce i suoi sintomi più avanti nel corso della vita dell’individuo, sia esso uomo o donna. Sebbene non vi sia al momento una cura per l’alopecia universalis, sono stati registrati episodi di ricrescita spontanea di capelli e peli.

Alopecia cicatriziale
In questo caso si tratta di un gruppo di patologie rare che causano non solo la caduta permanente dei capelli, ma anche la cicatrizzazione del cuoio capelluto. Solitamente si verifica come conseguenza di complicazioni di un’altra patologia preesistente. È diffusa in tutto il mondo e può colpire sia uomini che donne, ma non è comune tra i bambini.

Alopecia barbae
Una forma di alopecia localizzata che colpisce l’area circostante al viso e al collo negli uomini, causando la caduta dei peli facciali in aree isolate o in tutta la zona di barba e baffi.

Alopecia da trazione
È il risultato di acconciature che tirano i capelli in maniera eccessiva, rimuovendo così le radici dal cuoio capelluto. Una perdita dei capelli permanente può avvenire quando questo tipo di tensione è applicata con una forza tale da impedire ai follicoli piliferi di svilupparsi.

Questa forma di alopecia è sempre legata a disturbi del metabolismo delle cellule follicolari, ed è perciò strettamente connessa all’assunzione di farmaci chemioterapici che inibiscono il metabolismo delle cellule, ma può anche essere causata da altri trattamenti.

L’anagen effluvium si manifesta con una caduta prima a chiazze, poi completa. Solitamente i capelli ricrescono una volta terminato il trattamento.

Telogen Effluvium
È una forma di alopecia caratterizzata da una caduta di capelli particolarmente intensa (più del 30%). Questa patologia è generalmente provocata da stress o traumi, quali ad esempio il parto, un lutto o una malattia grave.

Cosa differenzia l’alopecia areata dalla normale perdita di capelli?

L’alopecia areata e i suoi sottotipi possono essere distinti facilmente dal tipo di perdita di capelli più comune: l’alopecia androgenetica, conosciuta comunemente come calvizie. Quest’ultima è molto frequente negli uomini (colpisce circa il 50% della popolazione mondiale maschile entro il cinquantesimo anno d’età) ma può verificarsi anche tra le donne.

L’alopecia androgenetica si manifesta nell’uomo solitamente attraverso una recessione dell’attaccatura dei capelli e un diradamento degli stessi nella zona delle tempie e sul vertice del capo, mentre nella donna la caduta dei capelli è solitamente diffusa su tutto il cuoio capelluto. L’alopecia areata è riconoscibile in quanto produce delle chiazze glabre isolate, anziché una recessione dell’attaccatura o un diradamento diffuso. Queste chiazze sono generalmente grandi come una moneta e possono comparire e scomparire con frequenze diverse, e colpiscono individui di qualsiasi età.

Un’altra differenza tra l’alopecia areata e quella androgenetica è che in alcuni casi di alopecia areata è possibile che i capelli ricrescano spontaneamente e in maniera naturale. I capelli ricresciuti appaiono inizialmente molto chiari e sottili, per poi inspessirsi ed acquisire nuovamente il proprio colore naturale dopo alcuni mesi. L’alopecia androgenetica, invece, causa una caduta dei capelli permanente.

Il mio approccio con l’alopecia

Beh all’inizio non l’ho presa proprio bene, anzi. Mi sono posto alcune domande……… Perchè?

Adesso va meglio, sono un paio di anni che riesco a combattere l’alopecia con delle soluzioni efficaci che aggrediscono la perdita del capello non appena l’infiammazione nasce. Non posso dire di aver risolto il problema delle chiazze, perché è irrisolvibile, ma tampono subito il sorgere della malattia.

 La Mia Esperienza

  • Primo Tricologo
  • Visita al secondo trigolo
  • Inizio terapia
  • Ritorno al Tricologo per verifica  terapia
  • €uro spese: 700,00

Comportamenti salutari

  • Assumere vitamina D
  • tanto sole e tanto mare
  • assumere zinco o alimenti che lo contengono
come-combattere-il-cancro

Nuova strategia per combattere il cancro

Nuova strategia per combattere il cancro attaccando il suo metabolismo alterato. I ricercatori hanno scoperto che una dieta che porti a un abbassamento della glicemia, associata alla somministrazione di metformina, innesca una reazione a catena che, coinvolgendo la proteina PP2A, porta alla morte delle cellule tumorali.

La metformina è un farmaco ben noto e ampiamente utilizzato contro il diabete di tipo II. Nello studio sono stati già coinvolti altri centri che avvieranno a breve studi clinici. Nella sperimentazione clinica dovrà essere confermata la tollerabilità della combinazione e inoltre in via preliminare si dovrà valutare l’efficacia della combinazione di una dieta ipoglicemica e metformina per fermare la progressione del tumore, in aggiunta a terapie già in uso come la chemioterapia. Studi precedenti hanno già dimostrato che i pazienti in terapia chemioterapica tollerano bene sia la riduzione glicemica, sia l’assunzione di metformina.

Si tratta in poche parole di una dieta che riesce a tenere sotto controllo la glicemia, associata ai farmaci, può favorire un meccanismo biomolecolare che può “far morire di fame” le cellule tumorali. A scoprirlo un gruppo di ricercatori coordinati da Saverio Minucci, direttore del Programma nuovi farmaci dell’Istituto Europeo di Oncologia e professore Ordinario di Patologia generale dell’Università degli Studi di Milano, in collaborazione con il gruppo di Marco Foiani, Direttore Scientifico dell’IFOM e Professore Ordinario di Biologia Molecolare dell’Università degli Studi di Milano.

Tratto da Msn.it

trigliceridi-che-sono-e-come-combatterli

I trigliceridi

I trigliceridi sono il tipo più comune di grasso trovato nel sangue e il nostro corpo li usa come una delle principali fonti di energia. Essi si ottengono in due modi: quelli che provengono dal cibo e quelli che il nostro fegato produce.

Tutti abbiamo bisogno di un livello normale di trigliceridi per essere sani, ma quando il livello dei trigliceridi è molto alto è un problema perché
il rischio di malattie cardiache o danni al pancreas aumenta. Alti livelli di trigliceridi nel sangue possono essere causati da vari fattori come il sovrappeso o malattie come il diabete di tipo 2, l’ipotiroidismo, malattie renali e alcuni farmaci.

Come si misura il livello di trigliceridi?

C’è un esame del sangue chiamato profilo lipidico che misura i livelli dei trigliceridi, insieme al livello di colesterolo. I livelli di trigliceridi sono misurati in milligrammi per decilitro (mg / dL). Per ottenere una misurazione accurata dei livelli di trigliceridi è necessario digiunare prima del prelievo.

Qual è il livello normale di trigliceridi?

  • Un livello normale di trigliceridi è inferiore a 150 mg / dL
  • Un livello moderatamente alto è compreso tra 150 e 199 mg / dL
  • Un livello elevato è compreso tra 200 e 499 mg / dL
  • Quando i livelli di trigliceridi superano i 500 mg / dl, sono considerati estremamente alti.

Perché i livelli di trigliceridi aumentano?

I trigliceridi alti possono avere diverse cause, per esempio una cattiva alimentazione. Quando si consumano troppi alimenti o cibi ricchi di grassi o che contengono alti livelli di carboidrati semplici come lo zucchero, le calorie in eccesso vengono convertite in trigliceridi e conservate come grasso corporeo. È per questo motivo che le persone in sovrappeso tendono ad avere alti trigliceridi e allo stesso modo quando perdono peso i loro livelli di trigliceridi possono essere normalizzati.

Alcuni degli alimenti che consumati in eccesso possono aumentare il livello dei trigliceridi sono:

Zuccheri: come sciroppo di mais, miele, saccarosio, glucosio e fruttosio. Alcuni alimenti che contengono questi zuccheri sono soda gassosa, caramelle e conserve, gelato o pasta frolla, yogurt zuccherati, succhi o succhi di frutta e cereali per la colazione.

Trans e grassi saturi: carne rossa, pelle di pollo, uova, burro e olio di cocco contengono grassi saturi. I grassi trans si possono trovare in alimenti confezionati come biscotti e torte, patatine o chip tostati, ciambelle o popcorn e si trovano anche in cibi fritti e fast food.

Farine raffinate: è importante evitare gli alimenti che contengono farine raffinate come pane bianco e pasta. Altri alimenti che contengono farina raffinata sono pizze e dolci come torte, torte e biscotti.

Un’attenzione alle verdure ricche di amidi: alcune come patate contengono molto amido e possono aumentare i trigliceridi. Per noi parlare poi dell’alcool che aumenta la produzione di trigliceridi nel fegato a livelli vertiginosi (alti).

Un’altra causa comune di alti trigliceridi sono alcune malattie come:

  • Diabete di tipo 2 e prediabete
  • La sindrome metabolica
  • ipotiroidismo
  • Malattie renali ed epatiche

Alti livelli di trigliceridi possono anche essere causati da alcuni tipi di farmaci, alcuni dei quali sono:

  • Ormoni come estrogeni e progestinici
  • I beta-bloccanti
  • Diuretici tiazidici
  • Alcuni antipsicotici
  • Alcuni immunosoppressori
  • retinoidi
  • steroide
  • Alcuni farmaci per l’HIV come inibitori della proteasi.

Come abbassare i trigliceridi alti?

Esiste una relazione tra perdere peso e ridurre i livelli di trigliceridi. Il segreto è consumare meno calorie ogni giorno ed esercitare sport.

Evitare i grassi saturi e trans

Evitare gli alimenti con grassi trans o saturi e sostituiscili con grassi sani come l’olio d’oliva e gli acidi grassi Omega-3 come quelli presenti nel pesce e nella frutta secca.

Non mangiare farine raffinate

Cambiare cibi fatti con farina raffinata o bianca per prodotti a base di cereali integrali.

Evitare gli zuccheri

Leggere le etichette dei prodotti che si acquistano e controllare la quantità di zucchero che contengono. Optare sempre per cibi a basso contenuto di zucchero. Allo stesso modo, il consumo di alcol dovrebbe essere ridotto.

Attenzione ai farmaci

Un medico può prescrivere determinati farmaci a persone che, anche con i cambiamenti nello stile di vita sopra menzionati, trovano difficile abbassare i loro livelli di trigliceridi. Queste persone possono trarre beneficio dall’assunzione di farmaci come le statine, che sono farmaci usati per abbassare il colesterolo. Altri farmaci che vengono spesso prescritti per controllare alti livelli di trigliceridi sono i supplementi di fibrati, niacina e omega-3. Alcuni di questi farmaci possono interagire con altri medicinali o possono essere dannosi per le persone con altre condizioni preesistenti come problemi al fegato o ai reni.

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Le alterazioni provocate dall’enfisema polomonare

In caso di enfisema polmonare, il tessuto alveolare del polmone mostra, se viene sottoposto all’esame al microscopio, delle caratteristiche alterazioni che spiegano i gravi effetti di questa malattia sulla funzionalità respiratoria.

L’enfisema polmonare è provocato da un processo infiammatorio cronico che distrugge progressivamente le fibre elastiche presenti nella parete del bronchiolo terminale.

Il bronchiolo terminale è il tratto di passaggio fra albero bronchiale e alveoli. Il tessuto enfisematoso invece, è costituito da scarse cavità alveolari, molto dilatate da numerosi piccoli alveoli ordinatamente disposti intorno ad un bronchiolo terminale. Questo tipo di situazione è molto grave, perché l’aria contenuta al centro di queste grandi cavità non riesce a raggiungere le pareti degli alveoli e non può essere utilizzata per gli scambi respiratori.

Inoltre la lesione dei setti interalveolari comporta inevitabilmente la lesione e la scomparsa di buona parte dei capillari polmonari. Questi due fattori contribuiscono a provocare una grave insufficienza respiratoria. In una prima fase il paziente riesce a compensare la lesione del tessuto polmonare respirando affannosamente ma in seguito compare uno stato di cianosi molto evidente.

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Le verruche genitali

I condilomi genitali

Le verruche genitali, note anche come condilomi acuminati, sono il risultato di un’infezione virale della pelle e o aree mucose del corpo, causata dalle papillomavirus umano (HPV) e trasmessi dal contatto della pelle con la pelle, di solito durante relazioni sessuali. Le verruche genitali sono molto comuni e per lo più innocue, ma portano effetti psicologici e sociali negativi sia per gli uomini che per le donne e influenzano la qualità della loro vita, in particolare le loro relazioni. 

Cause delle verruche genitali

La stragrande maggioranza delle verruche genitali sono causate da soli due sottotipi di papilloma, quelli identificati come 6 e 11. Inoltre ci sono più di 100 sottotipi di HPV che possono influenzare varie parti del corpo e circa 30 differenti sottotipi di HPV che influenzare la pelle o la mucosa genitale.

Trasmissione di verruche genitali

foto di condilomi genitali

Le verruche genitali vengono solitamente trasmesse durante il sesso vaginale o anale e attraverso lo scambio di giocattoli sessuali. Possono anche essere trasmessi per via orale. Non è necessario fare sesso con la penetrazione per trasmettere l’infezione perché il virus viene trasmesso dal contatto pelle a pelle.

Le verruche genitali possono richiedere da 2 a 3 mesi a 2 anni per svilupparsi dopo un’infezione: tuttavia, in alcuni casi il virus può rimanere dormiente senza sviluppare lesioni e riattivare anni dopo. 

Foto di condilomi genitali

Come sono le verruche genitali?

Le verruche genitali sono escrescenze molli sulla pelle e solitamente si trovano sul pene, la vulva, l’uretra, la vagina, la cervice e l’ano. Meno spesso possono essere trovati all’interno della bocca e nella faringe.

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Come si cura l’enfisema polmonare?

Purtroppo, non esiste alcuna cura capace di ripristinare l’integrità del tessuto polmonare enfisematoso; è però possibile eseguire della ginnastica respiratoria, per rendere più efficienti gli atti respiratori e miglio-rare l’ossigenazione del sangue; nei casi più gravi, è necessario far respirare al paziente aria più ricca di ossigeno.

Perché le bronchiectasie tendono ad aggravarsi col passare del tempo?

Nelle zone dell’albero bronchiale dilatate tende a depositarsi il catarro; questo materiale costituisce un ottimo terreno di coltura perì germi, che provocano un processo infettivo localizzato.

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Questo, a sua volta, distrugge le fibre elastiche del bronco, provocando un aggravamento della dilatazione.

Le bronchiectasie sono malattie gravi?

Queste lesioni possono essere mortali, sia perché all’interno dei branchi dilatati si verificano continue infezioni, sia perché l’infezione può propagarsi al polmone.

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Quali sono le cause dell’enfisema polmonare?

L’enfisema polmonare cronico è provocato da un processo infiammatorio di lunga durata a carico dei bronchi, come si verifica per esempio in caso di bronchite cronica. Questa malattia va tenuta distinta dall’enfisema polmonare acuto, che è una conseguenza dell’asma e dipende dal fatto che i bronchioli ristretti da uno spasmo non lasciano più fuoriuscire l’aria dai polmoni.

Perché in una persona affetta da enfisema polmonare la respirazione è meno efficiente?

L’enfisema polmonare cronico compromette la respirazione con due meccanismi principali in primo luogo, se il bronchiolo è dilatato, non tutta l’aria che vi entra riesce a entrare negli alveoli, le strutture periferiche dove avvengono gli scambi respiratori; in secondo luogo, l’aria non può essere espulsa completamente dai polmoni durante l’espirazione e, quindi, al successivo atto inspiratorio potrà entrare nei polmoni solo una quantità limitata di aria fresca.

Che cos’è il polmone senile?

Col termine di polmone senile si definisce una serie di alterazioni che si riscontrano sistematicamente nell’apparato respiratorio delle persone anziane: i polmoni sono piccoli e flaccidi, il tessuto meno elastico, i bronchi lunghi e dilatati, i vasi polmonari sclerotici.

Quando un paziente può essere considerato affetto da bronchite cronica? Si parla di bronchite cronica quando il paziente è affetto da tosse produttiva per tre mesi in almeno due anni consecutivi: le persone affette da bronchite cronica sono quindi ben più numerose di quanto comune-mente si possa ritenere.

Perché nella terapia dell’enfisema polmonare non vengono impiegati i farmaci broncodilatari?

I farmaci broncodilatatori agiscono diminuendo il tono della parete muscolare del branco: nel caso dell’enfisema le pareti dei bronchioli sono già gravemente lesionate, e la diminuzione del tono muscolare non favorisce il collasso.

L’enfisema polmonare e le bronchiectasie

L’enfisema polmonare cronico, frequente negli anziani, è un’alterazione del tessuto polmonare dovuta alla distruzione del tessuto elastico delle pareti dei bronchioli. Questa malattia è provocata da un processo infiammatorio cronico, con caratteristiche simili alle infezioni che sono alla base delle bronchiectasie: la differenza fra queste due malattie polmonari consiste unicamente nella sede del processo infiammatorio: nelle bronchiectasie sono interessat rami bronchiali, nell’enfisema i bronchioli terminali di diametro minore di due millimetri.

Questa alterazione del tessuto polmonare ha gravi conseguenze solo sulla respirazione, alterata per l’aumento della quota di aria inutilizzata per gli scambi respiratori e per la diminuzione delle cavità alveolari ma anche sulla circolazione del sangue: infatti la progressiva distruzione delle strutture polmonar rende più difficile il passaggio del sangue nel piccolo circolo e aumenta il lavoro del cuore.

Per ragioni non ancora ben chiare, pazienti affetti da enfisema possono reagire in due modi diversi: alcuni tendono a respirare con molta energia, lamentano un grosso sforzo respiratorio e tendono a dimagrire; altri pazienti non riescono a forzare la respirazione, non lamentano disturbi respiratori, ma sono male ossigenati, hanno un aspetto cianotico, sono gonfi e obesi.

Le bronchiostasie

Una delle più gravi complicazioni delle infezioni croniche dei bronchi è costituita dalle bronchiectasie, dilatazioni circoscritte dei bronchi di diametro superiore ai due millimetri. Questa alterazione è provocata da una distruzione del tessuto fibroso ed elastico della parete bronchiale, seguito ad una grave infiammazione ed è particolarmente frequente nei pazienti di età avanzata. Alla base delle bronchiectasie esiste regolarmente un solo meccanismo e cioè un’infezione batterica necrotizzante: i batteri che infettano i bronchi attirano un gran numero di globuli bianchi, che per difendersi dall’infezione batterica liberano nell’ambiente degli enzimi lisosomiali con azione lesiva sulle strutture del bronco.

a) sacciformi o cistiche b) varicoidi c-d) cilindriche o fusiformi.

L’infezione batterica, per portare alla distruzione del bronco, deve essere di lunga durata: questa situazione era frequente in passata quando ancora non esistevano terapie antibiotiche, e per questo motivo le bronchiastasie più gravi si riscontrano in pazienti anziani, portatori in passato di gravi bronchiti croniche o di forme tubercolari curate con metodi palliativi. Con l’avvento degli antibiotici le bronchiostasie si sono fatte più rare ma non sono del tutto scomparse: esistono infatti dei fattori predisponenti che possono favorire la comparsa di una brionchiestasia nonosante l’impegno di una terapia antibiotica adeguata.

Cause delle bronchiostasie

Le cause di questa fastidiosa e invalidante malattia polmonare possono essere l’età avanzata accompagnata da un indebolimento generale dei poteri di difesa dell’organismo, il ristagno di muco nei bronchi che favorisce l’impianto dei germi.
Il ristagno può essere dovuto a un’ostruzione nel caso di asma, enfisema, tumori o retrazioni cicatriziali, a malattie come la mucoviscidosi.

Quali sono i sintomi delle bronchiectasie?

Il primo sintomo è costituito da una tosse cronica produttiva con espettorato abbondante e spesso purulento. Se l’ispettorato è infetto, è necessario ricorrere con urgenza ad una terapia antibiotica per impedire che l’infezione possa aggravare ulteriormente la lesione dei bronchi.

Il paziente affetto da bronchiestasie gravi, soprattutto se anziano, soffre di una grave insufficienza respiratoria.

Come si diagnostica la bronchiostasia?

La diagnosi è confermata dall’esame radiografico oltre che fisicamente in ambulatorio dal pneumologo.
La radiografia o TAC dimostra la presenza di notevoli dilatazioni dei bronchi, eventuali cisti. Gli esami del sangue invece mostrano alterazioni solo se le cavità bronchiectasiche sono infette: si vedrà un aumento della VES, della seromucoide, della proteinaC-reattiva e delle alfa 2-globuline.

Le bronchiestasie possono provocare una grave complicazione, spesso mortale, cioè la polmonite recidivante: la bronchiectasia costituisce infatti un focolaio di infezione nei tessuti polmonari, che si può propagare ai tessuti vicini provocando l’insorgenza di una broncopolmonite.

Come si previene la bronchioctasia?

Più che prevenire si suggerisce di condurre trattamenti adeguati alla patologia e alle infezioni subite con antibiotici. La terapia antibiotica è efficace solo nelle fasi iniziali perchè, una volta distrutta la parete bronchiale non è più possibile tornare alla normalità

In casi irreversibile viene proposto l’intervento chirurgico con asportazione della parte del polmone danneggiato.