L’enfisema polmonare e le bronchiectasie

L’enfisema polmonare cronico, frequente negli anziani, è un’alterazione del tessuto polmonare dovuta alla distruzione del tessuto elastico delle pareti dei bronchioli. Questa malattia è provocata da un processo infiammatorio cronico, con caratteristiche simili alle infezioni che sono alla base delle bronchiectasie: la differenza fra queste due malattie polmonari consiste unicamente nella sede del processo infiammatorio: nelle bronchiectasie sono interessat rami bronchiali, nell’enfisema i bronchioli terminali di diametro minore di due millimetri.

Questa alterazione del tessuto polmonare ha gravi conseguenze solo sulla respirazione, alterata per l’aumento della quota di aria inutilizzata per gli scambi respiratori e per la diminuzione delle cavità alveolari ma anche sulla circolazione del sangue: infatti la progressiva distruzione delle strutture polmonar rende più difficile il passaggio del sangue nel piccolo circolo e aumenta il lavoro del cuore.

Per ragioni non ancora ben chiare, pazienti affetti da enfisema possono reagire in due modi diversi: alcuni tendono a respirare con molta energia, lamentano un grosso sforzo respiratorio e tendono a dimagrire; altri pazienti non riescono a forzare la respirazione, non lamentano disturbi respiratori, ma sono male ossigenati, hanno un aspetto cianotico, sono gonfi e obesi.

Le bronchiostasie

Una delle più gravi complicazioni delle infezioni croniche dei bronchi è costituita dalle bronchiectasie, dilatazioni circoscritte dei bronchi di diametro superiore ai due millimetri. Questa alterazione è provocata da una distruzione del tessuto fibroso ed elastico della parete bronchiale, seguito ad una grave infiammazione ed è particolarmente frequente nei pazienti di età avanzata. Alla base delle bronchiectasie esiste regolarmente un solo meccanismo e cioè un’infezione batterica necrotizzante: i batteri che infettano i bronchi attirano un gran numero di globuli bianchi, che per difendersi dall’infezione batterica liberano nell’ambiente degli enzimi lisosomiali con azione lesiva sulle strutture del bronco.

a) sacciformi o cistiche b) varicoidi c-d) cilindriche o fusiformi.

L’infezione batterica, per portare alla distruzione del bronco, deve essere di lunga durata: questa situazione era frequente in passata quando ancora non esistevano terapie antibiotiche, e per questo motivo le bronchiastasie più gravi si riscontrano in pazienti anziani, portatori in passato di gravi bronchiti croniche o di forme tubercolari curate con metodi palliativi. Con l’avvento degli antibiotici le bronchiostasie si sono fatte più rare ma non sono del tutto scomparse: esistono infatti dei fattori predisponenti che possono favorire la comparsa di una brionchiestasia nonosante l’impegno di una terapia antibiotica adeguata.

Cause delle bronchiostasie

Le cause di questa fastidiosa e invalidante malattia polmonare possono essere l’età avanzata accompagnata da un indebolimento generale dei poteri di difesa dell’organismo, il ristagno di muco nei bronchi che favorisce l’impianto dei germi.
Il ristagno può essere dovuto a un’ostruzione nel caso di asma, enfisema, tumori o retrazioni cicatriziali, a malattie come la mucoviscidosi.

Quali sono i sintomi delle bronchiectasie?

Il primo sintomo è costituito da una tosse cronica produttiva con espettorato abbondante e spesso purulento. Se l’ispettorato è infetto, è necessario ricorrere con urgenza ad una terapia antibiotica per impedire che l’infezione possa aggravare ulteriormente la lesione dei bronchi.

Il paziente affetto da bronchiestasie gravi, soprattutto se anziano, soffre di una grave insufficienza respiratoria.

Come si diagnostica la bronchiostasia?

La diagnosi è confermata dall’esame radiografico oltre che fisicamente in ambulatorio dal pneumologo.
La radiografia o TAC dimostra la presenza di notevoli dilatazioni dei bronchi, eventuali cisti. Gli esami del sangue invece mostrano alterazioni solo se le cavità bronchiectasiche sono infette: si vedrà un aumento della VES, della seromucoide, della proteinaC-reattiva e delle alfa 2-globuline.

Le bronchiestasie possono provocare una grave complicazione, spesso mortale, cioè la polmonite recidivante: la bronchiectasia costituisce infatti un focolaio di infezione nei tessuti polmonari, che si può propagare ai tessuti vicini provocando l’insorgenza di una broncopolmonite.

Come si previene la bronchioctasia?

Più che prevenire si suggerisce di condurre trattamenti adeguati alla patologia e alle infezioni subite con antibiotici. La terapia antibiotica è efficace solo nelle fasi iniziali perchè, una volta distrutta la parete bronchiale non è più possibile tornare alla normalità

In casi irreversibile viene proposto l’intervento chirurgico con asportazione della parte del polmone danneggiato.

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Le malattie polmonari

Nelle persone anziane, anche il tessuto polmonare va incontro a progressivi fenomeni involutivi che rendono meno efficiente la respirazione e provocano una fastidiosa sensazione di fiato corto durante gli sforzi; questa situazione va però tenuta distinta dalle vere e proprie malattie broncopolmonari.

Anche il polmone invecchia

Tutti tessuti dell’apparato respiratorio sono coinvolti dai fenomeno dell’invecchiamento: la mucosa respiratoria si altera, i capillari polmonari, attraverso i quali avviene lo scambio dei gas respiratori si ispessiscono, il tessuto polmonare perde la sua elasticità, la gabbia toracica diventa rigida e non permette movimenti respiratori ampi.

Un’infiammazione persistente

Anche se i sintomi provocati da lieve bronchite cronica sono simili a quelli determinati dall’invecchiamento dei polmoni, bisogna tenere presente che la bronchite cronica è un evento patologico, e può provocàre complicazioni anche gravi.

Un cedimento del tessuto polmonare

Una delle complicazioni della bronchite cronica è l’enfisema polmonare: il tessuto elastico presente nelle ultime diramazioni dei bronchi viene distrutto dall’infiammzione, e i bronchioli si dilatano rendendo meno efficiente la respirazione, perché non tutta l’aria che entra nei bronchioli dilatati riesce a venire in contatto con le loro pareti.

Quando cedono bronchi

Ancora più preoccupanti sono le conseguenze del cedimento dei rami più grossi dei bronchi: in questo caso si verifica un ristagno di catarro nei bronchi dilatati; questo favorisce altri processi infettivi, che aggravano la dilatazione e debilitano l’ammalato.

L’Apparato bronco polmonare è interessato dall’invecchiamento?

Il progressivo deterioramento che colpisce tutti gli organi nell’anziano interessa anche l’apparato broncopolmonare, che subisce alcune modificazioni involutive. Il quadro di leggera insufficienza respiratoria che si manifesta nell’età avanzata va comunemente sotto il nome di polmone senile: questa alterazione non è una vera e propria malattia, ma un processo di involuzione perfettamente normale, e va distinto dalle malattie polmonari tipiche della terza età, come la bronchite cronica e l’enfisema polmonare. Nell’età avanzata i polmoni appaiono rimpiccioliti e flaccidi, e gli organi deputati agli scambi respiratori, gli alveoli, sono ridotti di volume; a queste alterazioni si aggiungono delle lesioni dei bronchi che appaiono lunghi e dilatati, con modificazioni della mucosa, l’ispessimento dei vasi polmonari, la diminuzione dei capillari e una certa rigidità della gabbia toracica. Tutte queste alterazioni contribuiscono a creare il quadro del polmone senile, che spiega la leggera insufficienza respiratoria e la minor resistenza allo sforzo fisico tipiche degli anziani.

Cosa è la bronchita cronica

Ben differente dal polmone senile è la bronchite cronica, cioè l’infiammazione cronica della mucosa bronchiale che si manifesta con squilibrio fra la produzione e la rimozione del muco bronchiale. Le cellule che tappezzano le pareti dei bronchi sono di due tipi: le cellule mucipare o caliciformi, che producono un velo di muco, e le cellule citiate, provviste di uno straterello di ciglia che si muovono continuamente, e sospingono verso l’alto il velo di muco prodotto dalle cellule mucipare. Questa organizzazione cellulare costituisce il principale meccanismo di difesa della mucosa bronchiale contro le sostanze nocive: infatti le polveri che penetrano nei bronchi con l’aria respirata restano invischiate nel velo di muco e vengono espulse grazie ai movimenti delle cellule mucipare.

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Questo meccanismo può essere però facilmente danneggiato da tutte le infiammazioni bronchiali di lunga durata: i processi infiammatori danneggiano infatti le cellule citiate, e provocano uno spostamento del rapporto tra i due tipi di cellule: le cellule mucipare proliferano, e producono grosse quantità di muco, che non può essere espulso dalle cellule ciliate. ll muco così prodotto ristagna nell’albero bronchiale, e favorisce lo sviluppo di microrganismi che perpetuano il processo infiammatorio: si crea così un circolo vizioso, che è alla base della bronchite cronica.

La bronchite cronica è una malattia estremamente diffusa: colpisce la maggior parte degli anziani, e anche numerose persone adulte, in rapporto con le abitudini di vita e l’ambiente di lavoro. Le sostanze in grado di ledere le cellule citiate sono infatti molto numerose, e sono presenti in forte concentrazione nell’aria inquinata delle grandi città. Molto importante è anche l’abitudine al fumo: il fumo di tabacco contiene una forte quantità di sostanze irritanti, e rappresenta una fra le cause più diffuse di bronchite cronica.

La sintomatologia della bronchite cronica è piuttosto aspecifica: in genere questa malattia può essere diagnosticata quando il paziente risulta affetto da tosse produttiva, con febbre non molto elevata, per diversi mesi in un anno e per tre anni consecutivi. Nelle forme più gravi il paziente è cianotico e lamenta insufficienza respiratoria, ma anche nei casi più lievi è evidente una minor resistenza agli sforzi, definita come «fiato corto». Queste alterazioni respiratorie sono legate allo stato di irritazione della mucosa bronchiale, e all’ipersecrezione di muco che tende ad occludere il lume deì piccoli bronchi. La bronchite cronica, in forma semplice, non è una malattia grave; può divenire grave quando si complica con due altre malattie polmonari, l’asma o l’enfisema cronico ostruttivo. L’asma bronchiale può insorgere come conseguenza dell’infiammazione cronica dei bronchi. Questo tipo di complicazione insorge solo in individui predisposti, ed è un’asma irritativi dovuta all’infiammazione continua dell’epitelio bronchiale: questa forma asmatica è particolarmente grave, perché non insorge solo in determinati periodi dell’anno come l’asma allergica, ma è sempre presente, perché è legata ad uno stato infiammatorio che non tende a guarire.

L’enfisema cronico ostruttivo è una grave alterazione del polmone dovuta alla distruzione delle strutture fibrose che mantengono aperte le cavità alveolari e i bronchioli. L’enfisema polmonare è una complicazione molto temibile, che limita decisamente la funzionalità respiratoria del paziente. La terapia della bronchite cronica non riesce, il più delle volte, ad essere del tutto efficace; infatti le sostanze veramente responsabili dell’infiammazione sono presenti nell’aria inspirata, e non possono per questo essere eliminate. La terapia più efficace consiste nello smettere di fumare, nel cambiare ambiente di lavoro e, se possibile, di vita; inoltre, possono essere somministrati, per un lungo periodo, degli antibiotici a largo spettro, che impediscono la colonizzazione da parte dei germi del muco che ristagna nei bronchi, e fanno regredire le infezioni già in atto a livello dei bronchi.


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Stili di vita: bilancio su salute e benessere negli ultimi 15 anni.

Il prodotto principale dell’Osservatorio è il Rapporto Osservasalute che viene predisposto già da 16 anni, nel corso dei quali l’Osservatorio ha analizzato il sistema sanitario nazionale a 360°, analizzando gli aspetti legati alle attività, alle risorse economiche e ai bisogni di salute della popolazione. Il rapporto ha seguito il nostro paese e in particolare il sistema sanitario nazionale per 16 anni. In questi 16 anni alcune cose sono andate migliorando: la speranza di vita, la sopravvivenza delle persone malate in particolare oncologiche, mentre molti aspetti purtroppo sono andati peggiorando, ad esempio per gli stili di vita, in cui c’è stato un aumento sensibile delle persone in sovrappeso, l’attività fisica non è mai decollata, sono ancora troppo pochi gli italiani che praticano attività sportiva.

Un altro miglioramento negli stili di vita è l’abitudine al fumo, gli italiani sono andati via via migliorando nel corso degli anni e questo fa ben sperare per il futuro. Un’altra pratica che almeno agli inizi degli anni 2000 è la copertura vaccinale, che va sotto il settore della prevenzione.

Sono stati anni in cui la copertura vaccinale era molto estesa mentre negli ultimi anni si sta assistendo a un preoccupante calo nella copertura vaccinale, cosa che desta qualche preoccupazione. Per quanto riguarda le risorse economiche abbiamo vissuto 2 periodi: dal 2000 al 2009 in cui la spesa sanitaria pubblica è cresciuta mediamente del 9% più del prodotto interno lordo, e una spesa privata che è cresciuta ma non a livelli così sostenuti. A partire dal 2009 assistiamo a una sostanziale stabilità della spesa cui è corrisposto un aumento di quasi il 2% della spesa privata, come a dire che parte del carico dell’assistenza sanitaria si sta spostando sulle famiglie. Questo è anche testimoniato da una diminuzione delle prestazioni diagnostiche e strumentali  delle entrate da ticket: segnali d’allarme che potrebbero suggerire che il SSN sta restringendo la sua attività.

Per l’assunzione personale nelle struttura sanitarie. Anche questo è un capitolo importante: negli ultimi anni a causa dei vincoli di bilancio e dei piani di rientro che il personale è andato via via diminuendo nel settore a livelli molto inferiori a quelli di sostituzione del turn-over.

Diciamo che è un quadro a tinte in chiaroscuro, alcuni aspetti di miglioramento e altri preoccupanti trend che bisognerà invertire.

Cercasi medici urgentemente

Disoccupazione ad altissimi livelli. Il paradosso dell’Italia: mancano medici: in 15 anni ne perderemo 14.000

Allarme medici, se siamo malati non c’è più nessuna che ci cura, perché a trovare il medico giusto e competente adesso incomincia a scarseggiare anche il numero dei medici in Italia. Secondo le stime dell’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane dell’Università Cattolica di Roma, dei 56.000 medici che il nostro Paese perderà nei prossimi 15 anni ne verranno rimpiazzati solo 42.000. Tradotto: il Servizio Sanitario Nazionale avrà 14.000 specialisti in meno. Questa previsione è stata fatta considerando il numero di posti per i corsi di laurea in medicina e chirurgia e per le scuole di specializzazione messi al bando ogni anno.

Che cosa fa l’Osservatorio Nazionale sulla Salute?

Il Rapporto Osservasalute fornisce annualmente i risultati del check-up della devolution in sanità, corredando dati e indicatori con un’analisi critica sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell’assistenza sanitaria a livello regionale.

L’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane approfondisce il tema delle disuguaglianze sociali nella salute in Italia. Il Servizio Sanitario Nazionale oltre che tutelare la salute, nasce con l’obiettivo di superare gli squilibri territoriali nelle condizioni socio-sanitarie del Paese. Ma i dati testimoniano il sostanziale fallimento delle politiche: troppe e troppo marcate le differenze regionali e sociali rispetto all’aspettativa di vita e alle condizioni di salute.

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Emangiomi Infantili: I centri italiani all’avanguardia

Che cosa sono gli emangiomi infantili?

Gli emangiomi infantili sono dei tumori vascolari benigni che esordiscono in età pediatrica, sia subito dopo la nascita sia dopo 6 o 7 mesi dalla stessa.

L’emangioma compare di solito in precise aree del corpo, in particolare: sulla testa, sul collo o sulle spalle.

Gli emangiomi possono essere facilmente riconosciuti poiché si presentano alla vista come una macchia dai contorni indefiniti, a volte più chiara della carnagione del bambino oppure assumono un caratteristico colore rosso acceso. Tuttavia, il colore tende a variare con il passare del tempo, divenendo spesso di un colore violaceo. Oltre al colore, a variare è anche la forma e la dimensione, che però si stabilizzeranno quando il bambino sarà nella fascia d’età compresa tra gli 1 e i 3 anni.

Intorno ai 5 anni, comincia al contrario una tendenza regressiva della macchia che può ridursi anche totalmente. Per questo motivo, non tutti gli emangiomi devono essere trattati medicalmente, ma qualora l’intervento fosse necessario bisogna affidarsi a un medico con esperienza nel trattamento degli emangiomi infantili e che operi in un centro specialistico all’avanguardia, in modo che possa tenere sotto controllo il paziente e prevenga eventuali effetti indesiderati.

Quali sono le cause e i fattori di rischio?

Non si conoscono con assoluta certezza le cause che provocano l’insorgere degli emangiomi infantili, tra le più probabili si annoverano, però, l’ipossia (carenza di ossigeno) durante la gestazione, l’incompleto sviluppo dei vasi sanguigni o la villocentesi. Gli emangiomi colpiscono dal 3 al 10 % della popolazione, con un rapporto femmine: maschi di 2,4:1.

Per quanto concerne i fattori di rischio, dunque, contribuiscono il sesso femminile (solitamente più soggetto rispetto a quello maschile), le gestazioni multiple, una pelle chiara o un eccessivo basso peso alla nascita.

A chi rivolgersi?

Qualora si dovesse notare la presenza di una macchia sul bambino, è bene rivolgersi innanzitutto al pediatra di base per una prima diagnosi e accertarsi che l’emangioma non sia solo un sospetto.

A questo punto, è bene consultare un medico specialista che possa fornire una diagnosi più concreta e che possa controllare l’emangioma e valutare se fosse o meno il caso di avviare un trattamento. La terapia deve essere somministrata e seguita in centri specialistici e all’avanguardia, questo perché solo in questi centri coesistono più ambulatori e più figure specializzate nel trattamento degli emangiomi infantili.

Quali sono i centri specialistici all’avanguardia in Italia?

Fortunatamente l’Italia vanta un’ampia disponibilità di centri all’avanguardia specializzati nel trattamento dell’emangioma infantile. In questi centri diversi professionisti (principalmente pediatra, dermatologo e chirurgo vascolare) lavorano congiuntamente nella stessa sede e riescono così a gestire al meglio tutte le problematiche del bambino, compresi gli eventuali effetti indesiderati.

Ogni Azienda Sanitaria presenta un proprio centro regionale, specializzato in questa patologia. Tra questi, si annoverano l’Ospedale Pediatrico Anna Meyer di Firenze, l’Ospedale Pediatrico Bambin Gesù di Roma, la Fondazione Ca’Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, l’Istituto G. Gaslini di Genova, l’Ospedale dei Bambini Buzzi di Milano.

Per maggiori informazioni si può visitare il sito: http://emangioma.net/ .

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Purificatori d’aria in casa?

I purificatori di aria sono utili eventualmente solo per chi soffre di allergie, altrimenti basta aprire le finestre e far rigenerare ossigeno: aria del Signore.

Nonostante il marketing e le pubblicità, se ti vien voglia di acquistare un purificatore d’aria per casa sappi che, non è certo in grado di trasformare l’aria di casa in purissima aria da montagna. Al massimo il purificatore potrà influire sulle polvere sottili e altri agenti chimici che si accumulano a nostra insaputa nelle mure domestiche. Tuttavia lo stesso risultato si ottiene facilmente areando casa aprendo le finestre per un paio di volte al giorno.

Purificare casa dalle polveri sottili

Le polveri fini (diametro 2,5 micrin) e ultrafini (diametro inter t, a 0,1 micron) sono un importante parametro della qualità dell’aria che indica quanto sia ricca di sostanze inorganiche. Le polveri sono costituite da fibre, minerali, particelle carboniose, metalli.

Sebbene il particolato derivi principalmente dall’inquinamento esterno, dovuto al traffico delle automobili, alla combustione dei riscaldamenti e alle emissioni industriali, queste sostanze si possono trovare anche in casa, dove si concentrano se non c’e un ricircolo di aria costante.

Mantenere livelli bassi di percentuale di particolato è impor tante, perché tutte le polveri fini sono inalabili e raggiungono le basse vie respiratorie.

Muffe e batteri in casa e allergia

In caso di allergie i purificatori possono invece contribuire positivamente all’igiene dell’aria. L’efficacia nella rimozione di muffe è quasi sempre buona e paragonabile e quella dei pollini.

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Sbiancamento denti laser: come funziona e perchè sceglierlo

Nel corso degli ultimi dieci anni, lo sbiancamento dei denti è diventato uno dei trattamenti più richiesti in Italia. Avere denti perfettamente bianchi non è solo un intervento finalizzato al miglioramento del sorriso dei pazienti, ma anche all’autostima degli stessi, che potranno così tornare a guardarsi allo specchio senza dover sopportare fastidiose macchie e discromie sullo smalto dentale. In particolare, sembra riscuotere particolare successo lo sbiancamento dei denti con laser, una tecnica moderna che si avvale dell’utilizzo di un raggio di luce ad alta energia, che permette così di velocizzare il rilascio di sostanze sbiancanti dello smalto dei denti.


Come funziona lo sbiancamento denti con laser

Nel corso degli ultimi dieci anni, lo sbiancamento dei denti è diventato uno dei trattamenti più richiesti in Italia. Avere denti perfettamente bianchi non è solo un intervento finalizzato al miglioramento del sorriso dei pazienti, ma anche all’autostima degli stessi, che potranno così tornare a guardarsi allo specchio senza dover sopportare fastidiose macchie e discromie sullo smalto dentale.

In particolare, sembra riscuotere particolare successo lo sbiancamento dei denti con laser, una tecnica moderna che si avvale dell’utilizzo di un raggio di luce ad alta energia, che permette così di velocizzare il rilascio di sostanze sbiancanti dello smalto dei denti. Pur non differendo particolarmente dal tradizionale trattamento di sbiancamento denti, l’impiego del laser rende questo intervento più rapido e sicuro.

Ma come funziona davvero?

Il principio dello sbiancamento consiste nell’impiego di perossido di idrogeno e/o perossido di carbamide (in percentuali diverse a seconda delle occasioni), appositamente bombardato da un fascio di laser per far sì che siano rilasciati i radicali liberi che vanno a “distruggere” le molecole pigmentate di macchie o discromie dei denti. In questo modo, il colore dello smalto dentale torna al suo bianco originario.
La procedura dello sbiancamento dentale con laser è quindi piuttosto semplice e rapida. Generalmente, il trattamento vero e proprio è preceduto da una prima visita di controllo, per verificare la presenza di carie e/o otturazioni (che, non cambiando colore, si noterebbero maggiormente al termine dello sbiancamento), e da una pulizia dei denti professionale, da effettuare qualche giorno prima dell’intervento così da eliminare al meglio placca e tartaro presenti sui denti.


Sbiancamento denti: tutti i tipi di laser utilizzati

La FDA – Food and Drugs Administration – ha approvato l’utilizzo di tre diversi tipi di lampade laser per lo sbiancamento dei denti:
⦁ laser a diodi, che rappresenta la tipologia più utilizzata per questo trattamento. Questo assicura infatti non solo uno sbiancamento duraturo dello smalto dentale, ma anche la penetrazione della sostanza sbiancante all’interno dei tessuti dentali
⦁ laser ad argon, in grado di emettere fotoni di alta energia per attivare l’azione sbiancante del perossido di idrogeno. La particolarità di questo laser sta nel non comportare un rialzo termico, a differenza di quanto accade con altre tipologie
⦁ laser a biossido di carbonio, che ha però il difetto di provocare rialzi termici, che possono finire col provocare irritazioni pulpari e problemi gengivali.

Sbiancamento denti con laser: perchè sceglierlo

Lo sbiancamento dei denti con laser è senza dubbio un intervento che assicura un risultato ottimale. Il bianco dello smalto è visibile già dopo poco tempo aver terminato il trattamento, e il massimo dell’effetto sbiancante è ben visibile appena un paio giorni dopo l’intervento. Tendenzialmente, questo effetto può durare tra uno e due anni, anche se questo può cambiare da paziente a paziente.

È chiaro che questo varia soprattutto a seconda delle abitudini e dalle condizioni di vita dell’individuo: tabagismo, assunzione di farmaci e eccessivo consumo di alcune bevande possono incidere notevolmente sul colore dello smalto dei denti.
Al di là dell’ottimo risultato che assicura, lo sbiancamento dei denti con laser ha controindicazioni importanti per alcune tipologie di soggetti: persone affette da malattie croniche, donne incinta o in fase di allattamento, e pazienti con denti gravemente danneggiati non possono in alcun modo sottoporsi al trattamento.

Per tutti gli altri, lo sbiancamento dentale assicura invece un risultato certo, fatta eccezione per una condizione di ipersensibilità che può durata fino a 24 ore al massimo.

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Come surgelare in sicurezza gli alimenti.

Spesso si sente parlare d richiami di prodotti alimentari. L’allerta listeria, batterio annientato con la cottura, porta subito a pensare come conservare al meglio e con tutta sicurezza gli alimenti che acquistiamo. Ecco i passi da seguire quando surgeliamo. Partiamo dal momento della spesa: se stai acquistando gli ultimi alimenti da mettere nel carrello verifica che la confezione non sia coperta da brina: se lo è non comprarlo.

In alcuni casi, come avviene per i minestroni per esempio, si può valutare che non ci siano stati sbalzi di temperatura controllando che il prodotto non sia un blocco unico, ma che si sentano i singoli pezzi. Quando congeliamo ricordiamo sempre di di scrivere di cosa si tratta e la data, usare sacchetti ben chiusi e senza aria a loro interno.
E’ da tener presente che carne cruda a fette può resistere dai 6 ai 12 mesi, il pesce fresco dai 3 ai 4 mesi. E’ importante congelare in porzioni: questa tecnica migliora il congelamento e rende più funzionale l’utilizzo dell’alimento.

Un alimento scongelato può essere ricongelato?

Si, però solo viene cotto onde evitare rischi igienici. Nessun problema per la frutta: può essere tagliata a tocchetti e congelata.

In caso di black out come fare con i prodotti congelati?

Se capita che la corrente salta per tanto tempo e poi ritorna puoi capirlo solo così: inserisci dei cubetti di ghiaccio in un sacchetto, se è successo si saranno sciolti e poi ricongelati, ma non avranno più la forma di cubetti.

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Diritti in salute

La Sanità privata avanza e sorride, ma anche quella privata costa cara altro che…

Sanità e liste di attesa?

L’intramoenia: è arrivato il momento di fare sul serio, l’istituto va disciplinato secondo i criteri del buon padre di famiglia. La sanità privata sorride. Il paradosso, in effetti, è che se le liste d’attesa sono infinite, c’è anche chi ci guadagna. Non solo lo stesso Ssn e i suoi medici quando lavorano in regime privato, ma anche la sanità privata a cui, alla fine, si ci si rivolge sempre di più pur di curarsi in tempi ragionevoli. Oltretutto, tra ticket e superticket, la spesa ha raggiunto cifre tali da rendere i privati sempre più competitivi. T.P., di Milano, doveva fare un’ecografia addome completo. Vicino casa, all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, le dicono che c’è da aspettare tre mesi pagando 55,50 euro tra ticket (36 euro) e superticket (19,50) e che, naturalmente, in regime privato, a 155 euro, avrebbe potuto farla molto prima: il solito, insomma. Ciò che stupisce, però, è vedere che presso un privato, il Centro Medico Sant’Agostino, potrebbe farla anche il giorno dopo a 60 euro: 5 euro in più del Ssn e senza attesa. In questo contesto, i pazienti non potranno che scegliere sempre più il privato, che da un lato è un sostegno utile, ma dall’altro erode sempre più risorse al servizio pubblico, condannandolo al declino. I numeri confermano: già nel 2015 sono stati pagati 26 milioni di ticket in meno rispetto al 2014 (Corre dei Conti, 2017), anche perché si è abbandonata la sanità pubblica per quella privata.

Eliminare ticket e superticket?

E’ stata anche l’introduzione dei superticket, una quota ulteriore da pagare rispetto al ticket, che ha reso la sanità sempre più cara e fonte di disuguaglianze, visto che ogni Regione lo applica, o meno, a modo suo. Già nel 2012 la sua introduzione aveva portato a un calo del 17,2% delle prestazioni erogate dal Ssn, in parte perché la gente a quel punto punto ha iniziato a scegliere il conveniente privato e in parte perché chi non i soldi ha rinunciato alle cure. Abolirlo, come si sta pensando di fare, sarebbe un buon inizio. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, aveva ventilato l’ipotesi di eliminare anche il ticket, ma i dubbi sulla sostenibilità del Ssn, che per il 23% della spesa si appoggia su questo contributo dei pazienti (oltre alle altre imposte e tasse), fanno pensare a pura propaganda. Quando nel 2011 il ministro Umberto Veronesi provò a eliminare i ticket per i farmaci, in pochi mesi ci fu un’impennata della spesa dello Stato del 30%, con consumi fuori controllo. Si dovette tornare indietro. Il dibattito, infine, è anche sulle esenzioni dal pagamento del ticket, che riguardano ben 1.170% delle prestazioni, che sia per reddito ma anche per malattia (tra cui quelle croniche, le più diffuse). Oggi ad esempio, anche un miliardario, per curarsi il diabete, non paga nulla per visite e farmaci. Da tempo gli esperti si chiedono quanto questo possa reggere, visto che il primo effetto è che chi invece deve pagare finisce per pagare troppo. E tra costi e attese, alla fine si va dal privato o, nella peggiore delle ipotesi, non ci si cura.

Dieta senza glutine: se mangio un alimento con il glutine cosa succede?

In caso di ingestione involontaria di glutine, come ad esempio nel caso di scambio di piatti, non bisogna farsi prendere dal panico: nella maggior parte dei casi non compaiono, infatti, sintomi immediati. Gli eventuali sintomi che dovessgro insorgere sono destinati a scomparire nel giro di qualche ora. Nei rari casi in cui i disturbi non si risolvessero spontaneamente, è consigliabile rivolgersi al proprio medico curante per le opportune terapie sintomatiche.

La celiachia, a differenza delle allergie alimentari, può non causare una sintomatologia immediata e grave all’assunzione di glutine, per questa ragione soggetti a dieta senza glutine, in particolar modo se giovani e asintomatici o paucisintomatici alla diagnosi, tendono ad assumere occasionalmente piccole quantità di glutine proprio perché apparentemente “non succede nulla” nell’immediato. In realtà, se pur la singola assunzione non scatena alcuna sintomatologia, la ripetizione nel tempo di “sgarri” porta a una ricomparsa del danno intestinale e alla positivizzazione anticorpale tale da rendere nulli tutti i sacrifici che il paziente ha condotto fino a quel momento, oltre ad aumentare il rischio di sviluppare complicanze.

Devo usare pentole, stoviglie e spugne dedicate?

Stoviglie, posate, pentole e utensili, di qualsiasi materiale siano costituiti (compreso il legno), se puliti (lavati a mano o in lavastoviglie), non contengono residui apprezzabili né di glutine né di altri alimenti cucinati in precedenza. in presenza di incrostazioni di residui alimentari, è ovviamente indicata una energica pulizia dell’utensile domestico (magari con lana d’acciaio), non solo per il rischio di contaminazione da glutine ma soprattutto per motivi igienici.

Anche per le spugne è sufficiente un accurato risciacquo in acqua corrente per allontanare gli eventuali residui alimentari. Per gli utensili forati la pulizia può risultare più difficoltosa, quindi è consigliabile una maggiore attenzione, ma anche in questo caso un accurato e attento lavaggio a mano o in lavastoviglie permette una buona pulizia. Evitiamo pertanto l’inutile (ed anche costosa!) precauzione di utilizzare pentole, utensili da cucina e spugne diversi per chi ha la celiachia.

Ho paura dl mangiare fuori perché il mio cibo potrebbe essere contaminato, è giusto che ne abbia?

Una sana ed equilibrata attenzione alle possibili fonti di glutine, anche nascoste, è necessaria per garantire una corretta adesione alla dieta senza glutine, che è l’unica terapia oggi conosciuta per la patologia. Questa attenzione non deve però trasformarsi in paura e limitare la nostra socialità.

Al di là dei locali aderenti al programma Alimentazione Fuori Casa dell’AIC, e di quelli formati e controllati dalla Sanità Pubblica regionale in alcune virtuose Regioni italiane (Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria), è possibile accedere a quasi tutti i locali prestando le dovute attenzioni e ordinando i piatti “giusti”, ovvero quelli più semplici, dove la contaminazione è più difficile, dopo essersi accertati degli ingredienti utilizzati e delle procedure attuate. Sarebbe assolutamente sbagliato evitare le uscite e i rapporti sodali a causa della celiachia: un approccio consapevole alla dieta ci permette di vivere serenamente e proteggerci dalle contaminazioni nascoste.