Tisane al tè verde

ATTENZIONE AL TE’ VERDE

Tè verde: a rischio se negli integratori

L’autorità europea per la sicurezza alimentare ha valutato la sicurezza delle catechine presenti nel tè verde, gli antiossidanti tipici di questa bevanda. Contrariamente alla loro fama benefica, infatti, ci sono state alcune segnalazioni che fanno sospettare possibili effetti nocivi sul fegato.

Le conclusioni della valutazione non sono del tutto rassicuranti: se non sono emersi pericoli per chi consuma abitualmente bevande istantanee pronte e infusi di tè verde preparati con acqua calda, non si può dire lo stesso per chi utilizza integratori alimentari che contengono questo alimento, di solito presentato come acceleratore del metabolismo con effetto dimagrante.

Gli integratori, spiegano gli esperti, contengono generalmente un quantitativo di catechine che può facilmente superare la soglia di rischio di 800 mg/giorno

Dubbi sull’additivo E171

Con questa sigla si fa riferimento al biossido di titanio, un additivo usato nell’industria alimentare al solo scopo di rendere più bianche preparazioni come confetti, gomme da masticare, yogurt e gelati.

Alcuni studi preliminari ne hanno messo in evidenza un possibile effetto cancerogeno. Per precauzione, dunque, fino a nuove notizie è meglio evitare di consumarlo.

come-sconfiggere-il-diabete-e-controllarsi

Consigli utili per il diabetico

5 Linee Guide per il Diabetico

Il diabetico può considerarsi in buon controllo se:

1) adotta uno stile di vita adeguato in termini di corretta alimen-tazione, sufficiente livello di attività fisica e astensione dal fumo;

2) ottiene un buon compenso glicemico con obiettivi concordati con il diabetologo, ma che in linea di massima prevedono una glicemia a digiuno tra 80 e 130 mg/dl, una glicemia 2 ore dopo i pasti tra 80 e 160 mg/dl, con sporadiche o assenti ipoglicemie e con una emoglobina glicata (che esprime la media glicemica delle settimane precedenti) che, a seconda delle condizioni cliniche, anagrafiche e sociosanitarie del diabetico, può andare dal 6% all’8%;

3) presenta un buon profilo lipidico, con colesterolo LDL (cattivo) inferiore a 100 o a 70 mg/dl (a seconda della assenza o presenza di cardiopatia ischemica), con trigliceridi inferiori a 150 mg/dI e con colesterolo HDL superiore a 40 o 50 mg/dl (a seconda che si tratti di uomo o donna);

4) ha un livello di pressione arteriosa non superiore a 140/90 mm di Hg, ovvero non superiore a 130/80 in caso di soggetti giovani e/o con particolare rischio di ictus e/o con micro o macroalbuminuria presente o in gravidanza, oppure non superiore a 150/90 se si tratta di pazienti anziani fragili;

5) assume anche terapia antiaggregante in caso di pregressi epi-sodi cardiovascolari, cerebrovascolari o arteriopatia obliterante degli arti inferiori.