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Diritti in salute

La Sanità privata avanza e sorride, ma anche quella privata costa cara altro che…

Sanità e liste di attesa?

L’intramoenia: è arrivato il momento di fare sul serio, l’istituto va disciplinato secondo i criteri del buon padre di famiglia. La sanità privata sorride. Il paradosso, in effetti, è che se le liste d’attesa sono infinite, c’è anche chi ci guadagna. Non solo lo stesso Ssn e i suoi medici quando lavorano in regime privato, ma anche la sanità privata a cui, alla fine, si ci si rivolge sempre di più pur di curarsi in tempi ragionevoli. Oltretutto, tra ticket e superticket, la spesa ha raggiunto cifre tali da rendere i privati sempre più competitivi. T.P., di Milano, doveva fare un’ecografia addome completo. Vicino casa, all’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, le dicono che c’è da aspettare tre mesi pagando 55,50 euro tra ticket (36 euro) e superticket (19,50) e che, naturalmente, in regime privato, a 155 euro, avrebbe potuto farla molto prima: il solito, insomma. Ciò che stupisce, però, è vedere che presso un privato, il Centro Medico Sant’Agostino, potrebbe farla anche il giorno dopo a 60 euro: 5 euro in più del Ssn e senza attesa. In questo contesto, i pazienti non potranno che scegliere sempre più il privato, che da un lato è un sostegno utile, ma dall’altro erode sempre più risorse al servizio pubblico, condannandolo al declino. I numeri confermano: già nel 2015 sono stati pagati 26 milioni di ticket in meno rispetto al 2014 (Corre dei Conti, 2017), anche perché si è abbandonata la sanità pubblica per quella privata.

Eliminare ticket e superticket?

E’ stata anche l’introduzione dei superticket, una quota ulteriore da pagare rispetto al ticket, che ha reso la sanità sempre più cara e fonte di disuguaglianze, visto che ogni Regione lo applica, o meno, a modo suo. Già nel 2012 la sua introduzione aveva portato a un calo del 17,2% delle prestazioni erogate dal Ssn, in parte perché la gente a quel punto punto ha iniziato a scegliere il conveniente privato e in parte perché chi non i soldi ha rinunciato alle cure. Abolirlo, come si sta pensando di fare, sarebbe un buon inizio. Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, aveva ventilato l’ipotesi di eliminare anche il ticket, ma i dubbi sulla sostenibilità del Ssn, che per il 23% della spesa si appoggia su questo contributo dei pazienti (oltre alle altre imposte e tasse), fanno pensare a pura propaganda. Quando nel 2011 il ministro Umberto Veronesi provò a eliminare i ticket per i farmaci, in pochi mesi ci fu un’impennata della spesa dello Stato del 30%, con consumi fuori controllo. Si dovette tornare indietro. Il dibattito, infine, è anche sulle esenzioni dal pagamento del ticket, che riguardano ben 1.170% delle prestazioni, che sia per reddito ma anche per malattia (tra cui quelle croniche, le più diffuse). Oggi ad esempio, anche un miliardario, per curarsi il diabete, non paga nulla per visite e farmaci. Da tempo gli esperti si chiedono quanto questo possa reggere, visto che il primo effetto è che chi invece deve pagare finisce per pagare troppo. E tra costi e attese, alla fine si va dal privato o, nella peggiore delle ipotesi, non ci si cura.

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