Morsi di animali e punture di insetti

Morsi di Vipera, Gatti, Conigli, Cani

E’ innanzitutto necessario distinguere il morso di un animale da un altro.

Se si tratta di gatti, conigli o altri animali del genere è sufficiente detergere la ferita con acqua e sapone, disinfettare con acqua ossigenata e quindi coprire con garza sterile. Se il morso è stato dato da un cane e se è possibile rintracciare il proprietario chiedere se l’animale è stato vaccinato contro la rabbia. In ogni caso, è opportuno recarsi in un am-bulatorio e farsi praticare la profilassi antitetanica e, se occorre, antirabbica.
Il caso è più grave se il morso è di vipera o di serpente.

Innanzitutto bisogna rendersi conto se il rettile era velenoso.

Nel caso di vipera velenosa occorre far distendere immediatamente il soggetto colpito, lavare con acqua ossigenata la ferita e con un piccolo coltello o una lama incidere rapidamente i punti dove il veleno è stato iniettato.

L’incisione dovrà essere profonda 5-6 mm. e lunga 2-3 cm. Premendo poi con i polpastrelli delle dita nella zona circostante la ferita, far uscire più sangue possibile. Succhiare con forza il sangue avvelenato e poi sputarlo è senz’altro più efficace, ma ricordate che può essere pericoloso anche per il soccorritore se costui ha delle piccole ferite o dei tagli in bocca.

Comunque se fate così, ricordate poi di sciacquarvi abbondantemente la bocca. Se invece avete la possibilità di iniettare immediatamente il siero antiofidico, ricordate che metà del siero deve essere iniettato in tanti punti circostanti la ferita, e l’altra metà all’attaccatura dell’arto. .

Tutto questo dopo aver stretto un laccio emostatico immediatamente sopra la ferita. La ferita va poi lavata con una soluzione di permanganato di potassio (1 g. in 100 gr. di acqua bollita) e su di essa si applica un tampone di ovatta. Al trattamento locale va aggiunta al più presto la cura generale che è sempre la più sicura, cioè l’iniezione intramuscolare di siero antivipera (anticifidico).

Ricordate che se andate in vacanza in montagna è sempre prudente portare con sé 2 fiale di siero antivipera e una siringa da 10 cc.

Se siete sicuri che il serpente non era velenoso, basta disinfettare la ferita come spiegato più sopra. In ogni caso ricordate la necessità della profilassi antitetanica.

PUNTURE DI ANIMALI
In genere si pensa alle punture degli insetti. Vediamo quali sono i casi principali.

PUNTURA DI APE Cercare di estrarre il pungiglione con una pinzetta. Applicare poi un impasto di bicarbonato di sodio e ammoniaca diluita.

PUNTURA DI VESPA
Estrarre il pungiglione con una pinzetta e applicare impacchi di aceto.

PUNTURA DI ZECCA
Non tentare di estrarre perchè la zecca rimane con tuta la testa conficcata nella pelle pertanto coprite la zona della vaselina e dopo qualche minuto estrarre l’animaletto.

In ogni caso per le punture di insetti è efficace qualche pomata al cortisone per abbassare il gonfiore.

Consigliabile anche la profilassi antitetanica.

PUNTURA DI MEDUSA
Il loro semplice contatto provoca gonfiore, rossore e forte dolore accompagnato da malessere generale. Prima di lavare la zona infetta se avete a disposizione della farina, basta metterla sulla parte interessata: servirà per estrarre il veleno. E’ efficace solo se messa immediatamente però. Lavare poi con una soluzione diluita di ammoniaca.

PUNTURE DI ALTRI PESCI DEI NOSTRI MARI
Mi riferisco per esempio alle tracine, razze.. Questi pesci possono provocare gravi danni all’organismo come tremori e crampi muscolari, stato di shock. In questi casi è meglio rivolgersi al più vicino ospedale. Come primo soccorso potete applicare un laccio emostatico alcuni centimetri sopra la puntura (se si tratta di un arto). Si può cercare di lenire il dolore con degli impacchi di acqua calda; in mancanza d questa si può usare sabbia calda, ma si tratta solo di palliativi.
Il ricovero in ospedale è la soluzione migliore.

PERDITA DI COSCIENZA

La perdita di coscienza è un fenomeno che accade molto più di frequente di quanto non si creda ed è una manifestazione fisica da non sottovalutare.

A meno che si tratti di una perdita di coscienza dovuta a trauma grave, il soggetto in genere è cosciente di ciò che gli sta per accadere. I motivi di questo mancato afflusso di sangue possono essere molteplici: uno stress, un’emozione troppo intensa, il caldo troppo soffocante.

I sintomi sono: ronzio alle orecchie, vertigine, sudori freddi, malessere generale.

La perdita di coscienza dipende da una improvvisa insufficienza di circolazione di sangue al cervello.

Trovandosi di fronte ad una persona svenuta, il soccorritore dovrà preoccuparsi in primo luogo di favorire l’afflusso di sangue al cervello.

Lasciare lo svenuto in posizione supina e alzargli le gambe: i piedi devono essere più in alto della testa. Si può bagnare il viso e le mani del soggetto con acqua fresca, e anche slacciare colletti e bottoni che impediscano la respirazione.

In genere non occorre praticare la respirazione bocca-bocca: se il malato comunque non rinviene nemmeno con questa, sarà necessario il ricovero immediato.

Macroangiopatia e placche adipose

FAVISMO-MALATTIA-ANEMIA-MOLITICA

Il diabete favorisce lo sviluppo di placche adipose (aterosclerosi) al livello delle grandi arterie (macroangiopatia), che causa una mortalità prematura tra i diabetici, in particolare tra le donne.

Il rischio di morbilità e di mortalità cardiovascolare nei diabetici è pari a quello dei non diabetici che abbiano già subito un infarto miocardico e anche il rischio di ictus aumenta di 2-3 volte; inoltre i diabetici sono significativamente più predisposti a sviluppare occlusioni arteriose agli arti inferiori (fino a rendere necessarie le amputazioni).

Con l’aumentare dell’emoglobina glicata (espressione della glicemia media del diabetico) cresce anche il rischio di eventi cardiovascolari e tale rapporto è cosi stretto da far concludere che per ogni incremento dell’1% della emoglobina glicata il rischio cardiovascolare aumenta del 10%; tuttavia il trattamento intensivo del diabete, che pure riduce le complicanze microvascolari (retinopatia e nefropatia), non ha successo nel ridurre la mortalità da ictus o infarto.

Questo significa che la glicemia a digiuno e la stessa emoglobina gli-cata non descrivono completamente l’impatto del diabete sulla ma-lattia cardiovascolare e che possono esserci altri parametri glicemici che svolgono un ruolo importante, come ad esempio le escursioni glicemiche e, soprattutto, i picchi iperglicemici postprandiali.

Per limitare queste evenienze è fondamentale normalizzare il livello di glucosio nel sangue tramite il corretto stile di vita e l’assunzione di farmaci (orali o iniettivi) e allo stesso tempo eliminare i fattori di rischio supplementari (iperlipidemia, ipertensione, fumo, obesità).

Considerando, infatti, la molteplicità dei fattori di rischio cardiovascolare presenti nel diabete e le loro interazioni, se ne deduce che i risultati più importanti in termini di riduzione della mortalità totale, della mortalità cardiovascolare e degli eventi cardiovascolari si ottengono con un intervento intensivo rivolto a tutti i fattori di rischio presenti nella persona con diabete al fine di annullarne gli effetti negativi vascolari.

Pertanto oggi è chiaro che solo un approccio globale alla malattia, non limitato cioè al solo controllo glicemico, può consentire di ridurre in maniera clinicamente significativa le complicanze macroangiopatiche sulla mortalità e morbilità del diabete.

Prevenzione del diabete 1

Esiste un rimedio al diabete?

Allo stato attuale non ci sono metodi per prevenire l’insorgenza del diabete di tipo 1, al contrario, è possibile prevenire il diabete di tipo 2.

Studi come il Dia-betes Prevention Program e il Finnish Diabetes Prevention Study hanno dimostrato che un’alimentazione sana e l’esercizio fisico permettono di ridurre del 58-60% il rischio di diabete per quelle persone che sono considerate predisposte allo sviluppo della malattia.

I fattori di rischio che individuano una persona come ad alto rischio di diventare diabetica sono:

età superiore a 45 anni

sovrappeso (specialmente se localizzato all’addome)

vita troppo sedentaria

parentela (a maggior ragione se di primo grado) con un diabetico

per le donne aver partorito un figlio di peso superiore a 4 Kg o aver sofferto

    di diabete gestazionale

glicemia a digiuno alterata (fra 110 a 125 mg/dl)

ipertensione arteriosa — intolleranza al glucosio

appartenenza a gruppi etnici ad alto rischio (ispanici, asiatici, africani)

Questi soggetti dovrebbero praticare attività fisica costante dal momento che molti studi hanno evidenziato come, praticando un’attività fisica, anche leggera (ma costante), diminuiscano significativamente le probabilità di ammalarsi di diabete.

Lo sport infatti fa abbassare notevolmente i livelli di glicemia, migliorando la sensibilità all’insulina dei tessuti bersaglio di questo ormone.

I soggetti ad alto rischio dovrebbero poi seguire un’alimentazione corretta, ossia una dieta bilanciata ed equilibrata, garantendo al corpo solo il fabbisogno calorico necessario, in modo da riuscire a mantenere il proprio peso forma e non ingrassare ed eventualmente perdere una percentuale di peso corporeo (5-7%) in caso di sovrappeso o obesità.

In linea di massima è buona norma introdurre in ogni pasto una dose di carboidrati (a scelta fra pane, pasta e riso) abbinata ad una di proteine.

Vanno privilegiati anche i cereali integrali, a scapito di quelli raffinati, per-ché forniscono molte fibre (così come i legumi, le verdure e la frutta, altri alimenti assolutamente indispensabili nella dieta di chi vuole prevenire il dia-bete) che fanno assimilare gli zuccheri più lentamente.

Per il resto, si può e si deve mangiare un po’ di tutto, senza esagerare con nessun alimento e privilegiando i cibi freschi e di stagione.

Nel contesto di una corretta alimentazione, ci si può sporadicamente concedere qualche peccato di gola (dolci) senza che venga compromesso il proprio programma di prevenzione del diabete.