Riso dalla Cambogia e dal Myanmar

Cosa ci vogliono far mangiare?

Dal sito sviluppoeconomico.gov.it purtroppo si prende atto che la Commissione europea ha reso note le conclusioni dell’inchiesta sulle importazioni di riso “indica” da Cambogia e Myanmar, avviata lo scorso 16 febbraio a seguito di una istanza presentata dal Ministero dello Sviluppo Economico e sostenuta anche dal Ministero delle Politiche Agricole.

Le conclusioni propongono l’applicazione di una clausola di salvaguardia a tutela dei risicoltori e delle industrie italiane ed europee, che prevede la reintroduzione di dazi sulle importazioni dalla Cambogia e Myanmar per un periodo di tre anni.

Attualmente le importazioni sono a dazio zero trattandosi di due Paesi meno avanzati. La Commissione propone di applicare sulle importazioni di riso “indica” il dazio della normale tariffa doganale, pari a 175 €/ton, per il primo anno e in misura ridotta per il secondo (150 €/ton) e terzo anno (125 €/ton).

La Commissione europea porterà la sua proposta al parere degli Stati membri nell’ambito del Comitato del Sistema delle Preferenze Generalizzate, che è stato convocato a Bruxelles il prossimo dicembre. Se la proposta otterrà una maggioranza favorevole, la clausola di salvaguardia potrebbe diventare operativa già nei primi mesi del 2019.

Meglio il cibo a KM ZERO.

Il riso è una pianta erbacea annuale della famiglia delle Graminacee, di origine asiatica. Insieme alla Oryza glaberrima, dal pericarpo pigmentato rosso coltivata in Africa, è una delle due specie di piante da cui si produce il riso.

L’Oryza sativa costituisce la stragrande maggioranza in quanto coltivata su circa il 95% della superficie mondiale di riso. Le origini del riso non sono certe, si ritiene che le varietà più antiche siano comparse oltre quindicimila anni fa lungo le pendici dell’Himalaya.

L’unica cosa che sappiamo per certo sulle origini di questo alimento è che è nato in Asia, precisamente in Cina verso il VI millennio a.C. Costituisce il cibo principale per circa la metà della popolazione mondiale e viene coltivato in quasi tutti i paesi del mondo.

Essendo nato in Asia questo alimento, il continente asiatico ha il numero bassi di celiaci.

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Acqua di cocco: benefici

Acqua di cocco

Si trova al supermercato e nei negozi di alimentazione biologica ed è la bevanda “in” dell’estate. Attenzione a come la scegliete, perché alcune marche contengono zuccheri aggiunti.

Negli Stati Uniti è diffusissima. Non c’è celebrità o star del cinema a cui non sia stato rubato uno scatto con una di queste bevande in mano, magari in un’assolata giornata losangelina o dopo l’allenamento in palestra.

Ovviamente “l’acqua di cocco mania” ha attraversato l’Oceano prendendo piede anche da noi.

Di cosa si tratta esattamente?

Molto semplice: è il liquido limpido all’interno della noce di cocco non matura.
Da non confondere, quindi, con il latte di cocco, che è invece un’emulsione della polpa grattugiata del cocco maturo.
La sua composizione è questa: acqua (per il 95%), un po’ di zucchero (quello contenuto naturalmente nella frutta) e qualche sale minerale, soprattutto potassio (circa 200 mg per 100 ml).

In pratica una bevanda naturale dissetante e rinfrescante, che spesso viene utilizzata dagli sportivi per reidratarsi, magari al posto delle altre bibite con sali più conosciute sul mercato.

Sebbene non abbia nulla di miracoloso, può essere un modo relativamente ipocalorico (100 ml di questa bevanda apportano dalle 15 alle 20 kcal) per aggiungere potassio alla dieta e mantenersi idratati.

E può essere una soluzione più salutare per chi, in particolare d’estate, non sa rinunciare alle bevande zuccherate.

Ma attenzione a come la si sceglie: in alcuni prodotti vengono aggiunti zuccheri, in alcuni casi anche molti, per renderli più appetibili.

Per gli amanti del frutto un’ultima avvertenza: sappiate che ha un gusto un po’ salato che ricorda vagamente la noce, ma che certo non sa di cocco come siamo abituati a gustarlo.

Tisane al tè verde

ATTENZIONE AL TE’ VERDE

Tè verde: a rischio se negli integratori

L’autorità europea per la sicurezza alimentare ha valutato la sicurezza delle catechine presenti nel tè verde, gli antiossidanti tipici di questa bevanda. Contrariamente alla loro fama benefica, infatti, ci sono state alcune segnalazioni che fanno sospettare possibili effetti nocivi sul fegato.

Le conclusioni della valutazione non sono del tutto rassicuranti: se non sono emersi pericoli per chi consuma abitualmente bevande istantanee pronte e infusi di tè verde preparati con acqua calda, non si può dire lo stesso per chi utilizza integratori alimentari che contengono questo alimento, di solito presentato come acceleratore del metabolismo con effetto dimagrante.

Gli integratori, spiegano gli esperti, contengono generalmente un quantitativo di catechine che può facilmente superare la soglia di rischio di 800 mg/giorno

Dubbi sull’additivo E171

Con questa sigla si fa riferimento al biossido di titanio, un additivo usato nell’industria alimentare al solo scopo di rendere più bianche preparazioni come confetti, gomme da masticare, yogurt e gelati.

Alcuni studi preliminari ne hanno messo in evidenza un possibile effetto cancerogeno. Per precauzione, dunque, fino a nuove notizie è meglio evitare di consumarlo.

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I neonati non vanno scossi

Chi di noi non ha tenuto un bambino in braccio. Prima o poi capita a tutti di avere tra le braccia queste gioie.

Siamo spesso abituati a giocare con i bambini scuotendoli. Con nessuna malizia e cattiva fede naturalmente questo gioco viene effettuato da anni da tutti, nonni, zii, genitori.

Con la convinzione di rallegrare il bambino/a che abbiamo tra le braccia purtroppo non ci rendiamo conto che scuotere i bambini fa male e non va più fatto.

Si parla di “sindrome del bambino scosso”, anche conosciuta come trauma cranico abusivo.

Trattasi di una forma di maltrattamento insidioso nelle famiglie difficilmente riconoscibile che può avere conseguenze drammatiche.

Non esistono dati ufficiali del fenomeno tuttavia si ritiene che l’incidenza in Italia possa essere di ter casi ogni 10.000 bambini.

Lo riferisce la Fondazione Terre des Hommes che ultimamente ha lanciato una campagna di sensibilizzazione contro questo tipo di maltrattamento all’infanzia.

La campana di sensibilizzazione si chiama ” NON SCUOTERLO” ed ha l’obiettivo di diffondere la conoscenza sul tema anche attraverso la creazione di contenuti e di un sito dedicato nonscuoterlo.it.

 

Consigli più importanti

Uno dei suggerimenti più importanti è quello di non scuotere mai un neonato per cercare di calmarlo, perché anche se può sembrare un gesto banale, i danni che ne possono conseguire potrebbero essere gravi.

Pertanto in questi casi invece di perdere la testa o la pazienza e rischiare quindi di fare male al bambino, anche inconsciamente, meglio lasciarlo in posto sicuro allontanandosi fino a quando non si riacquista l’equilibrio.

come-sconfiggere-il-diabete-e-controllarsi

Consigli utili per il diabetico

5 Linee Guide per il Diabetico

Il diabetico può considerarsi in buon controllo se:

1) adotta uno stile di vita adeguato in termini di corretta alimen-tazione, sufficiente livello di attività fisica e astensione dal fumo;

2) ottiene un buon compenso glicemico con obiettivi concordati con il diabetologo, ma che in linea di massima prevedono una glicemia a digiuno tra 80 e 130 mg/dl, una glicemia 2 ore dopo i pasti tra 80 e 160 mg/dl, con sporadiche o assenti ipoglicemie e con una emoglobina glicata (che esprime la media glicemica delle settimane precedenti) che, a seconda delle condizioni cliniche, anagrafiche e sociosanitarie del diabetico, può andare dal 6% all’8%;

3) presenta un buon profilo lipidico, con colesterolo LDL (cattivo) inferiore a 100 o a 70 mg/dl (a seconda della assenza o presenza di cardiopatia ischemica), con trigliceridi inferiori a 150 mg/dI e con colesterolo HDL superiore a 40 o 50 mg/dl (a seconda che si tratti di uomo o donna);

4) ha un livello di pressione arteriosa non superiore a 140/90 mm di Hg, ovvero non superiore a 130/80 in caso di soggetti giovani e/o con particolare rischio di ictus e/o con micro o macroalbuminuria presente o in gravidanza, oppure non superiore a 150/90 se si tratta di pazienti anziani fragili;

5) assume anche terapia antiaggregante in caso di pregressi epi-sodi cardiovascolari, cerebrovascolari o arteriopatia obliterante degli arti inferiori.