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Il colesterolo cosa è?

Ecco le funzioni positive del colesterolo: non fa sempre male come si dice

Il colesterolo è una molecola liposolubile presente nel corpo umano e svolge importanti funzioni:

  •  è un componente essenziale delle membrane cellulari e della guaina mielinica che avvolge le cellule nervose;
  • interviene nella produzione di importanti ormoni (esempio quelli sessuali);
  • regola, con le proteine, lo scambio di sostanze messaggere a livello della membrana cellulare;
  • è uno dei precursori degli acidi biliari necessari per la digestione dei grassi.

Il colesterolo, essenziale per tutte queste attività vitali, proviene da due fonti distinte:

  • il fegato (colesterolo endogeno)
  • e gli alimenti (colesterolo esogeno).

QUANDO SI DICE CHE IL COLESTEROLO E’ CATTIVO?

Sebbene il colesterolo sia essenziale per il nostro organismo, diventa un pericolo per la salute del sistema cardiovascolare quando i suoi livelli nel sangue superano, per un tempo, prolungato, determinati valori. Si parla allora di “ipercolesterolemia“.

Tra le cause della ipercolesterolemia vi sono l’ereditarietà, gli errati stili di vita (fumo, scarsa attività fisica, eccesso di alcool) ed un’alimentazione troppo ricca di colesterolo, grassi sature e carboidrati. IN questi casi è dunque indispensabile mantenere i valori di colesterolo “buono” detto anche HDL e “cattivo” detto LDL sotto controllo.

Il rischio cardiovascolare, inoltre, non è legato esclusivamente ai livelli di colesterolo nel sangue ma è determinato anche dal rapporto tra colesterolo totale e HDL.
Questo rapporto viene detto “indice di rischio cardiovascolare” e deve essere inferiore a 5 per l’uomo ed a 4,5 per le donne.

Attenzione, anche l’aumento di omocisteina nel sangue è considerato un fattore di rischio cardiovascolare.

La risposta naturale per il controllo dell’ipercolesterolemia deve partire da noi, dalle mure delle nostre cucine, abbandonare i fast food e cibi pronti, evitate di mangiare fuori: limitare gli alimenti ricchi di colesterolo, grassi saturi e carboidrati.

Infine fate più l’amore e starete nettamente meglio, anche se non con il proprio partner l’importante è proprio la ginnastica fisica: o che si faccia in palestra o che si faccia in casa, fatela.

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I danni dello zucchero sulla salute

 ATTENZIONE ALL’ABUSO DI ZUCCHERO

Nell’alimentazione dell’italiano medio vi è una notevole eccedenza di calorie provenienti soprattutto dai carboidrati, cioè dagli zuccheri semplici (monosaccaridi) o composti (disaccaridi, formati da due zuccheri semplici, e polisaccaridi, formati da più di due zuccheri semplici).
Monosaccaridi sono, ad esempio, il glucosio e il fruttosio presenti principalmente nella frutta; disaccaridi il saccarosio (lo zucchero comune, estratto dalla barbabietola o dalla canna) e il lattosio (zucchero del latte); polisaccaridi sono sia i farinacei, amidi o destrine (di cui sono ricchi riso, pasta, pane, patate, legumi) tutti digeribili, sia la cellulosa (contenuta nei vegetali) indigeribile ma utile per stimolare meccanicamente la digestione e la peristalsi.

Introdotti nell’organismo, disaccaridi e polisaccaridi vengono demoliti (a eccezione della cellulosa) in monosaccaridi, cioè in zuccheri semplici; di questi, il più importante è il glucosio che in parte il sangue porta alle cellule dove viene «bruciato» per ricavarne energia, e in parte si accumula nel fegato e nei muscoli come glucogeno, zucchero di riserva.

Lo zucchero che contribuisce maggiormente al dannoso eccesso di calorie è il saccarosio, tenendo conto anche di quello invisibile, cioè acquistato dalle industrie per fabbricare dolci, pasticcini, biscotti, caramelle, marmellate, gelati, bibite e molti altri prodotti alimentari.
Anzi, negli ultimi decenni la percentuale di zucchero casalingo va diminuendo sempre più, mentre cresce molto sensibilmente la percentuale dello zucchero contenuto negli alimenti preparati industrialmente.

In questo modo, elevate quantità di zucchero sono ingerite inavvertitamente e il suo consumo totale viene sottovalutato.
Occorre anche tenere presente che non vi è alcuna necessità fisiologica di zucchero (così come non se ne ha di sale) da aggiungere ai cibi e alle bevande, perché il nostro organismo è perfettamente in grado di ricavare gran parte del suo fabbisogno di glucosio (lo zucchero del sangue) dai carboidrati semplici o composti , contenuti negli alimenti naturali.

E’ vero che lo zucchero viene assorbito più presto di altri carboidrati e di altre sostanze nutritive (grassi, proteine), per cui libera più rapidamente energia necessaria ai nostri processi vitali: ma di norma il nostro organismo dispone già di una consistente riserva di zucchero (sotto forma di glicogeno, nel fegato e nei muscoli) proveniente dal cibo.

Quindi non è corretto affermare che ingerire zucchero puro, oppure certi alimenti o bevande zuccherati (e molto pubblicizzati) dà una «sferzata di energia»: è come se, aggiungendo 10 litri nel serbatoio dell’automobile, si pensasse di poterne aumentare la potenza e la velocità. In pratica, la più rapida disponibilità di «energia» ottenibile con una dose di zucchero può diventare effettiva e utile occasionalmente, in casi particolari di ipoglicemia (temporanea diminuzione del normale tasso di glucosio nel sangue) provocata dal digiuno o da altre cause, oppure nel corso di prestazioni sportive intense.

consumo-di-zuccheri-fa-male Esistono motivi ampiamente giustificati per ritenere che lo zucchero sia una sostanza assai dannosa in rapporto al consumo elevato, anzi all’abuso, che se   ne fa.

Molti dietologi lo considerano come una specie di veleno, sia pure ad azione lenta: con l’alimentazione attuale, essi dicono, la gente si intossica per eccesso   di calorie, e lo zucchero puro, di cui è tanto aumentato il consumo, non fornisce niente altro che calorie, a scapito di cibi che contengono principi nutritivi   veramente essenziali come proteine, vitamine e sali minerali.
Senza dubbio lo zucchero è un fattore primario delle carie dentarie e dell’obesità.

Le sue azioni nocive iniziano fin dalla primaria infanzia, con il latte artificiale e le pappe zuccherati in eccesso, così che il bambino è incoraggiato a   sviluppare al massimo il suo naturale gusto per il dolce.

Questo significa frequenza sempre maggiore di bambini colpiti dalla carie e abbastanza paffuti da essere considerati dei piccoli obesi. E anche quando non contribuisce alla distruzione dei denti né all’adiposità, l’esagerato consumo di zucchero può facilitare l’arterosclerosi, il diabete e disturbi gastrointestinali.

UN INUTILE SUPPLEMENTO DI ENERGIA

Un eccessiva quantità di zucchero può risultare dannosa a tutto il corpo: nessuna esigenza fisiologica, infatti, ordina all’organismo di introdurre quantità supplementari di zucchero (in aggiunta ai cibi o alle bevande) il cui fabbisogno viene normalmente ricavato dai carboidrati semplici o composti contenuti negli alimenti.

L’ansia può essere combattuta dalla musica?

Rapporto tra musica ed ansia

L’ansia è quella situazione emotiva che ci si assale all’improvviso quando il nostro corpo e la nostra mente si trova in difficoltà.

Diversi sono i metodi per combattere l’ansia: chi propone lo yoga, chi la palestra per scaricare.

I ricercatori di Mindlab International nel Regno Unito volendo sapere che tipo di musica induce il rilassamento ha fatto uno studio coinvolgendo i partecipanti a cercare di risolvere un puzzle difficile che inevitabilmente ha innescato un certo grado di stress: il tutto mentre erano collegati a dei sensori.

Contemporaneamente, i partecipanti hanno ascoltato una serie di brani mentre i ricercatori misuravano la loro attività cerebrale, la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e il tasso di respirazione.

Quello che hanno scoperto è che una canzone ha portato ad una riduzione del 65 per cento dell’ansia complessiva dei partecipanti e una riduzione del 35 per cento dei normali tassi di riposo fisiologici.

È interessante notare che la canzone è stata appositamente progettata per indurre questo stato estremo di rilassamento. Creato dalla Marconi Union, i musicisti hanno collaborato con terapisti per organizzare con cura accordi di armonia, ritmi e linee di basso, che a sua volta rallentano la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna dell’ascoltatore, riducendo altresì gli ormoni dello stress come il cortisolo.

 

 

 

Tratto da http://aprilamente.info/

domande-e-risposte-sulla-celiachia

Consigli per i celiaci

Carissimi, sicuri di farvi cosa gradita, indichiamo alcune risposte, a cura di esperti, ai possibili quesiti che comunemente ciascuno di noi che vive la celiachia è portato a fare all’atto in cui s è portati ad affrontare le problematiche quotidiane afferenti l’alimentazione senza glutine ovvero le risposte ai possibili quesiti di natura scientifica.

I Rimedi omeopatici sono sicuri per i celiaci?

Allo stato attuale i preparati omeopatici Italia non sono riconosciuti come “medicinali”, quindi non esiste una normativa di riferimento che ne disciplini i costituenti, compresa l’eventuale presenza di glutine.

Come devo comportarmi con le confezioni di legumi secchi?
Possono subire contaminazioni accidentali da glutine? È possibile che alcune confezioni di legumi secchi riportino sull’etichetta la dicitura ‘può contenere tracce di cereali contenenti glutine.

Durante la produzione ed il confezionamento di legumi secchi, infatti, è possibile, anche se raramente, la contaminazione con grani di cereali contenenti glutine, come ad esempio chicchi di frumento.

Questo fatto non deve destare reale preoccupazione nel celiaco in quanto è sufficiente verificare l’assenza di corpi estranei (quindi semi o grani differenti rispetto al legume che si intende utilizzare) sciacquandoli con attenzione.

Trattandosi di semi/grani interi, on è possibile una contaminazione diretta da glutine dei legumi (il glutine si trova nella parte più interna del chicco di cereale) e dato che la loro tossicità si esplicherebbe solamente nel momento in cui venissero ingeriti, vanno semplicemente eliminati.

Il lievito di birra è consentito?

Con il termine “lievito di birra”, ovvero lievito industriale compresso, si intende quello impiegato nella panificazione, venduto in panetti e costituito da colture selezionate di lieviti appartenenti alla specie Saccaromyces cerevisiae.

Il termine “birra” non deve farci temere, perché oggi il lievito non è più ottenuto utilizzando sottoprodotti della lavorazione della birra (come substrati colturali), ma è costituito unicamente dalla sopra indicata specie di lieviti. Inoltre, si ricorda che gli art. 37 e 38 legge 58 del 04 Luglio 1967 prevedono che: Il lievito impiegabile nella panificazione deve essere costituito da cellule in massima parte viventi; senza aggiunta di amido e fecole…

Ed ancora, la produzione di tali lieviti selezionati è soggetta ad autorizzazione ministeriale, così come gli stabilimenti destinati alla sua produzione, che pertanto sono sottoposti alla vigilanza da parte delle autorità sanitarie.
Dunque, niente pericolo di glutine per il lievito di birra” (fresco o secco).

Possono essere utilizzate: pellicola trasparente, vaschette in alluminio, sacchetti congelazione, carta forno e carta fritti?

La nota del Servizio Qualità Domopack: “Si può dichiarare con certezza che i nostri prodotti destinati al contatto con gli alimenti, nello specifico rotoli di alluminio, pellicola trasparente, vaschette in alluminio, sacchetti congelazione, carta forno e carta fritti sono esenti da glutine.

Possono quindi essere usati senza problemi anche da soggetti intolleranti al glutine.

Qualcuno mi sa dire se noi celiaci possiamo fare il vaccino antinfluenzale (quello normale classico).

Non vi è nessuna controindicazione ad effettuare la vaccinazione antinfluenzale nel celiaco.

Non vi sono neanche indicazioni aggiuntive oltre a quelle consuete.

Volevo sapere se i celiaci possono usare l’olio di germe di grano per uso esterno e comunque tutti quei prodotti che contengono glutine, bagnoschiuma, shampoo, creme ecc. in quanto entrando a contatto con la pelle possono essere dannosi.

Risposta del Prof. Riccardo Troncone Università Federico II NAPOLI.
I prodotti contenenti glutine ed intesi per uso esterno non rappresentano un rischio per i pazienti celiaci.

Mio figlio è celiaco; può giocare con il “Didò?

Le paste per modellare come il Didò e il Play-Doh sono composte da farina volontariamente arricchita in glutine per rendere il composto plastico più malleabile.

Non è tossico se non è ingerito. Purtroppo per un bambino celiaco però, l’ingestione involontaria di questo gioco può risultare tossica perché significherebbe ingerire glutine.

E’ un gioco non un alimento, ma sappiamo bene che i bambini portano faiclmente le mani alla bocca e sono attratti dalle cose colorate e soffici.

La ditta Fila invece rispetto alle altre, rassicura che i prodotti che di seguito elenchiamo non contengono glutine:

DAS – Giotto Pongo

Giotto PatPlume

Giotto Play Pat – Pastelli cera tempere sia in flacone che in tubetto

Temere dita

Pastelli legno

Inchiostro nei pennarelli

Esistono problemi anche sui medicinali per un celiaco? Mi spiego: ci sono alcune compresse o altro tipo di medicinale che possono contenere glutine (tipo farina usata come addensante o altro)? Eventualmente esiste un elenco di medicinali “utilizzabili”?

I limiti imposti attualmente dalla Farmacopea Europea (EXCIPIENTS IN THE LABEL AND PACKAGE LEA- FLET OF MEDICINAL PRODUCTS FOR HUMAN USE – LINEA GUIDA SU ECCIPIENTI E STAMPATI DEI MEDICINALI – LUGLIO 2003), il rispetto dei quali è verificato dall’Ufficio IV del Ministero della Salute, con-sentono di considerare idonei ai soggetti affetti da celiachia TUTTI i medicinali, anche quelli contenenti amido di frumento.

La quantità di glutine presente in alcuni farmaci come eccipiente non rappresenta un problema, dato che 1 gr di compressa, che rappresenta il peso di quella più pesante, può arrivare a contenere al massimo 0.156 mg di gliadina, quantità che è notevolmente inferiore a quella che potrebbe essere assunta con i prodotti dietoterapeutici nell’arco della giornata.

(La direttiva della Farmacopea, inoltre. prevede l’obbligo di indicare in confezione o nel foglietto illustrativo, la presenza di glutine).

Va precisato tuttavia che, in caso di somministrazione quotidiana dei farmaci per patologie correlate, accompagnata da particolare ed accertata ipersensibilità individuale, la linea di condotta debba essere valutata caso per caso dal medico curante. Per approfondire l’argomento si veda la seguente pagina: www.celiachia.itivarie/glutine-farmaciasp oppure: wwwceliachia.it/novita’aifaasp.

In ogni caso esiste anche un servizio offerte a tutti dalla Federfarma sul proprio sito internet con il quale è possibile conoscere la presenza o meno di glutine in un farmaco, il link si può trovare su www.celiachia.it nella sezione “Alimentazione” e poi, nel menù, “Farmaci senza glutine”.

Desidero conoscere se, ai fine di ottenere l’esenzione medi-ca per l’ottenimento dei prodotti senza glutine, sia estremamente necessario che sia effettuata una biopsia della mucosa.

Risponde il Prof. Carlo Catassi consulente scientifico A.I.C.

Gentile signore, per quanto mi risulta, quello che le serve per l’esenzione dal pagamento dei prodotti senza glutine è l’attestazione di un Centro ospedaliero della diagnosi di celiachia, più la prova della eseguita biopsia.

Tuttavia la materia è controversa per cui vi potrebbe essere difformità di comportamento tra una ASL e l’altra o tra una regione e l’altra.

Certo è che la biopsia rappresenta una tappa fondamentale nell’accertamento diagnostico di una condizione che, laddove presente; richiede un trattamento dietetico per tutta la vita.

Altrettanto sicuro che il momento migliore per esegui-re la biopsia è prima di avviare il trattamento con dieta priva di glutine, cioè nella situazione in cui sua figlia mi pare si trovi attualmente.

Personalmente pertanto sarei dell’avviso di seguire il suggerimento di coloro che le hanno detto di fare l’esame bioptico (se fatto con capsula, l’anestesia potrebbe non essere necessaria).

Avrei bisogno di sapere qualcosa sugli esami genetici per la celiachia. Mia madre li ha fatti e il valore “2” è risultato fortemente fuori norma, avendo mia figlia celiaca vuol dire che anche lei potrebbe diventarlo e in che percentuale?

Una malattia che si eredita: la celiachia è riconosciuta come una malattia ereditaria, legata al complesso maggiore di istocompatibilità o HLA, in particolare alla combinazione allelica HLA-DQ2. Tuttavia, malgrado il forte legame tra HLA e malattia, nei consaguinei compatibili con HLA idientici c’è concordanza per la malattia solo nel 25-50% dei casi, mentre nei gemelli omozigoti la concordanza è di poco inferiore al 100%.

Vale a dire se un gemello soffre del disturbo è quasi impossibile che non ne soffra anche l’altro.
Se si aggiunge che in Europa settentrionale il 25% della popolazione sana presenta comunque HLA-DQ2 è probabile che, oltre a quelle legate al complesso maggiore di istocompatibilità, concorrano anche altre caratteristiche genetiche.

Tra i parenti di primo grado di persone affette da celiachia la possibilità di avere la malattia è compresa tra il 10 e il 20%.

La celiachia è una malattia?

La celiachia

ALCUNI DATI STORICI: La celiachia, com’è noto, è dovuta ad un’intolleranza al glutine contenuto in 4 cereali: avena, frumento, orzo e segale. Essa è caratterizzata da malassorbimento intestinale cronico e conseguente ritardo dello sviluppo staturo-ponderale e osseo.

La malattia presenta indubbiamente un’incidenza familiare, ma il tipo di eredità è ancora poco chiaro.

Somministrando a questi pazienti una dieta assolutamente priva di glutine si ottiene un normale accrescimento staturo-ponderale e osseo.
E stato dimostrato che i soggetti che sono affetti da questa malattia hanno molto spesso una particolare costituzione degli antigeni tessutali. Sono stati descritti casi di schizofrenia e di autismo in soggetti affetti da malattia celiaca, con regressione parziale o totale della sintomatologia, in seguito alla somministrazione di tana dieta priva di glutine.

E’ stato rilevato inoltre che la schizofrenia è più frequente nelle popolazioni che fanno largo uso di cereali e ha invece una minore incidenza in certi gruppi etnici (aborigeni di Formosa, del Kenia, del Ghana del nord) che non conoscono l’uso del frumento. Sembra inoltre che, se in queste stesse popolazioni si introduce il glutine, si verifica un aumento dei casi di psicosi.

Può darsi che esista un certo tipo di rapporto tra glutine e alterazione del comportamento, anche se questo non è sicuramente dimostrato.

Le conoscenze a nostra disposizione sull’ereditarietà dei caratteri di importanza sociale, come per esempio quelli del comportamento, sono estremamente vaghe.

La strada per migliorarle è da una parte la migliore comprensione dei fenomeni genetici a livello biochimico e fisiologico, dall’altra uno studio più accurato degli effetti dell’ambiente. Alcune persone che mostrano una variante particolare di un enzima o di una proteina del proprio organismo appaiono in tutto e per tutto simili agli altri individui normali finché non intervengono fattori scatenanti, quali un cibo, un farmaco o altro.

Che cos’è il morbo celiaco?

E l’intolleranza al glutine contenuto nella farina di grano, segale ed avena, dovuta ad un difetto enzimatico geneticamente trasmissibile che impedisce la normale metabolizzazione del glutine, provocando una risposta anticorporale che danneggia la mucosa dell’intestino.

Come si manifesta l’intolleranza al glutine?

Il morbo celiaco si manifesta verso il secondo semestre di vita con i seguenti sintomi:

  • diarrea con feci abbondanti e ricche di grassi;
  • gonfiore dell’addome;
  • magrezza degli arti

  • edemi;

  • ritardo dell’accrescimento;

  • mancanza di appetito;

  • disturbi psichici – anemia; – emorragie;

  • osteoporosi;

  • segni di carenze vitaminiche, stomatite, ragadi, nevrite.

L’ingestione di tali proteine in soggetti geneticamente predisposti determina un danno di vario grado dei villi intestinali, le strutture preposte all’assorbimento dei nutrienti.

Attualmente la celiachia si manifesta in maniera tipica ed atipica, può essere silente ovvero potenziale.

Nell’adulto sono frequenti sintpomi atipici come stanchezza cronica, dolori articolari e muscolari, cefalea, ansia, depressione e afte ricorrenti del cavo orale.

Caratteristica specie nelle donne, è una storia di anemia o di mancanza di ferro.

Talora la celiachia viene diagnosticata nell’ambito di indagini per ipertransaminasemia, ospeoporosi, tiroide autoimmune, diabete mellito giovanile, infertilità e aborti ricorrenti.

Altre volte interessa solo la cute: tipica è la dermatite erpetiforme, una eruzione vesciolo-bollosa, pruriginosa che generalmente interessa le superfici estensorie come gomiti, ginocchia, glutei: più rara la perdita a chiazze dei capelli cd. “alopecia areata” o l’associazione con la psoriasi.

È possibile prevenire il morbo celiaco?

Secondo alcuni pediatri il morbo celiaco sarebbe provocato da uno svezzamento troppo precoce: è meglio non introdurre subito nelle diete cibi con glutine.

La notevole variabilità delle manifestazioni cliniche della celiachia giustifica, almeno in parte, le difficoltà di riconoscimento delle malattia. In caso di sospetto clinico, la diagnosi è per fortuna molto semplice, basta cercare la presenza di anticorpi anti-endomisio e anti-transglutaminasi e, in caso di positività, effettuare un esame istologico della mucosa intestinale.

Dove non si trova il Glutine?

Come sostituti dei cereali contenenti glutine (frumento, ferro, kamut, orzo, ecc) si possono scegliere i notissimi riso e mais ma anche cereali minori come miglio o pseudocereali come quinoa, grano saraceno, amaranto. Importante è utilizzare questi prodotti in modo moderato prediligere i prodotti naturali piuttosto che quelli realizzati nelle catene industriali (Auchan, Schaar, NutiFree etc).

Per scegliere in sicurezza i prodotti senza glutine c’è il prontuario dell’AIC regolamentato CE 41/2009.
 http://www.celiachia.it/DIETA/prontuario

La dieta senza glutine quindi non va intesa come una dieta di rinuncia o senza gusto, ma anzi come un’occasione per migliorare la propria alimentazione riscoprendo alimenti che sono stati per secoli i protagonisti della tavola italiana e che sono alla base delle dieta mediterranea, riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità dell’UNESCO nel 2010.

Il celiaco dispone di tutti i componenti per costruire una dieta bilanciata e varia, con particolare attenzione da prestare nella scelta delle fonti di carboidrati che devono sostituire i cereali vietati.

A dire è facile però, a scriverlo pure, di testi se ne leggono molto ma per i celiaci rispettare la dieta gluten free non è affatto semplice soprattutto se inseriti (come naturalmente lo è) in gruppi sociali come scuole, palestre, parrocchie ecc. Quando si esce la sera con gli amici non è facile coinvolgere tutta la comitiva a scegliere un locale che fa da mangiare senza glutine. Gli amici se sono amici dovrebbero essere loro stessi a proporlo al celiaco.

E’ possibile guarire dalla celiachia?

Ad oggi l’unica terapia per la celiachia è l’esclusione del glutine dalla propria nutrizione, che prevede l’eliminazione di tutti gli alimenti derivanti da cereali contenenti glutine come pasta, pane, biscotti e pizza, ma anche del glutine nascosto negli alimenti sotto forma di eccipiente: per esempio in salumi, sughi e salse, gelati, confetture, ecc, o per contaminazione durante la lavorazione industriale dei prodotti.
La dieta senza glutine ben condotta garantisce al celiaco un diciamo perfetto stato di salute e non  provoca nessun genere di carenza nutrizionale.

Tuttavia si evidenza la presenza di eccessivi zuccheri nei cibi preparati e venduti nei shop gluten free.

Si consiglia vivamente una nutrizione basata su pesce, verdure, legumi, uova, latte e formaggi, ortaggi e frutta.

INDICAZIONI UTILI SULLA CELIACHIA – DOMANDE E RISPOSTE

MALATTIE CORRELATE ALL’ALIMENTAZIONE

L’osteoporosi è una grave alterazione che indebolisce il tessuto osseo

L’osteoporosi è una malattia metabolica frequentissima nell’età avanzata, che provoca un progressivo indebolimento della struttura delle ossa, ed è responsabile, oltre che della comparsa di forti dolori, di un’aumentata tendenza alle fratture, che spesso sono causate da traumi non molto intensi.

Uno squilibrio ormonale

La comparsa dell’osteoporosi è favorita da numerose cause, così come sono numerosi i fattori che regolano il metabolismo osseo. La causa principale dell’osteoporosi è costituita da una carenza della calcitonina, che stimola la deposizione dei sali di calcio nel tessuto osseo; ma anche la carenza degli ormoni sessuali, tipica nell’età senile, ha un ruolo essenziale nello scatenare questa malattia.

I segni di una maggiore fragilità ossea

A volte, l’osteoporosi non provoca disturbi evidenti; ma, nella maggior parte dei casi, le ossa più fragili tendono a schiacciarsi leggermente sotto il peso del corpo.

Da questo fenomeno derivano l’abbassamento della statura che spesso si verifica negli anziani, e l’insorgenza di violenti dolori ossei. Ma la più preoccupante manifestazione dell’osteoporosi è la comparsa delle fratture patologiche, che si verificano anche in seguito a traumi dì lieve entità.

Il calcio non basta

Fino a pochi anni or sono, la terapia dell’osteoporosi era basata sulla somministrazione di sali di calcio. Ma se nell’organismo manca la calcitonina, il calcio somministrato non può essere depositato nel tessuto osseo, e viene eliminato con le urine.

Attualmente, la terapia dell’osteoporosi è estremamente più efficace, perché è basata proprio sulla somministrazione dell’ormone mancante, la calcitonina: nelle donne può anche essere consigliabile la somministrazione di estrogeni.

L’OSTEOPOROSI E’ UNA GRAVE ALTERAZIONE CHE INDEBOLISCE IL TESSUTO OSSEO

L’osteoporosi è una malattia cronica dell’apparato scheletrico, frequente nei vecchi e nel sesso femminile, con riduzione della massa e della densità del tessuto osseo.

Nell’osteoporosi non si riconoscono alterazioni qualitative dei vari componenti dell’osso o anormalità nella sua composizione e nella struttura.

Le recenti ricerche hanno potuto dimostrare che nell’osteoporosi l’apposizione dell’osso è normale, mentre il riassorbimento appare accelerato. La rarefazione delle travate ossee conduce ad un indebolimento dello scheletro ed alla possibile insorgenza di fratture. Frequente è la frattura del collo del femore in età avanzata, con una maggiore incidenza nel sesso femminile.

Negli ultimi anni sono state proposte numerose teorie sulla genesi dell’osteoporosi, ma nessuna di esse è particolarmente fondata da ritenersi valida con assoluta certezza. E vero anche il fatto che molto probabilmente l’osteoporosi è favorita se non addirittura determinata dal nuovo assetto ormonale che si viene a stabilire dopo la menopausa.

L’osteoporosi postmenopausale dipenderebbe da uno squilibrio fra la secrezione di cortisolo, che rimane costante dopo la menopausa, e la secrezione di estrogeni (o androgeni nell’uomo), che invece diminuisce più o meno rapidamente fra i 50 e i 60 anni.

Lo squilibrio ormonale, secondo l’attuale teoria, favorirebbe il riassorbimento osseo attraverso un’azione diretta sul ricambio minerale.

A favore di impostazione patogenetica stanno .a coincidenza fra la comparsa di osteoporosi e la menopausa, !a prevalenza della osteoporosi nella donna in cui la menopausa è caratterizzata da una brusca cessazione dell’attività ormonale gonadica, la maggiore incidenza di osteoporosi nelle donne in cui la menopausa si manifesta’ precocemente. Un’altra teoria tuttora valida perché fondata su un dato di comune riscontro nella patologia della terza età, è quella della carenza calcica.

II difetto di calcio nel vecchio può dipendere da un’insufficiente introduzione da difettoso assorbimento, da eccessiva escrezione urinaria. Tutto ciò si evidenzierebbe nell’osteoporosi attraverso una negativizzazione del bilancio calcico e condurrebbe all’aumentato riassorbimento osseo.

Nel corso di malattie caratterizzate da ipoproteinemia (sindrome nefrosica, gastrectomia, cirrosi epatica, sindromi da malassorbimento) si osserva frequentemente osteoporosi. In queste condizioni è stato accertato un ridotto assorbimento intestinale di calcio e un ridotto trasporto di questo attraverso il sangue, a causa della carenza delle proteine leganti. Altri fattori che possono favorire la perdita di calcio dall’organismo sono l’immobilizzazione e l’inattività muscolare (osteoporosi post-traumatica, delle artriti reumatoidi, delle paraplegie).

Influenza e vaccini

Ormai sono già 200 mila le persone colpite dal virus influenzale.

Non hanno avuto neanche il tempo di fare il vaccino che il virus ha già incominciato ad attaccare da nord a sud. Tra il caldo inaspettato e gli improvvisi cali di temperatura il virus parainfluenzale c’è e si fa sentire.

Ma il punto di massima sarà raggiunto a gennaio e febbraio dove inizierà la vera influenza.

Negli ultimi giorni si assiste per quanto concerne i bambini a fenomeni di laringite e anche bronchiti, che vanno curate onde evitare le ricadute.

Cure per l’Influenza

Gli antibiotici non vanno utilizzati contro i virus della influenza ma contro i batteri.

Durante la malattia bere molta acqua in modo tale da fluidificare le secrezioni respiratorie.

Attenzione alle temperature degli ambienti: troppo caldi non vanno bene, freddi altrettanto: anche quando c’è una persona con l’influenza è opportuno non superare mai 18-22 gradi di temperatura.

Prevenire l’Influenza

Non c’è un modo specifico per non avere l’influenza, tuttavia si ritiene necessario vaccinarsi per almeno scongiurare il rischio. Forse te la prenderai una sola volta invece di due…

Cosa è il favismo?

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Favismo e Sintomi

 

E’ riscontrato frequentemente in Sardegna e, sebbene più raramente in altre regioni italiane il favismo si è una forma di anemia emolitica dovuta alla carenza trasmessa ereditariamente di glucosio 6 fosfato deidrogenasi, un enzima che rende i globuli rossi resistenti all’azione di diverse sostanze tossiche.
Esistono diverse forme di anemia emolitica da carenza di glucosio 6 fosfato deidrogenasi scatenate dall’indigestione di sulfamidici, disinfettanti delle vie urinarie, analgesici, antimalarici o altri farmaci: la forma comune in Sardegna è dovuta al contatto le fave o con i piselli selvatici, propriamente detta favismo.
Le crisi emolitiche tipiche del favismo si scatenano poco tempo dopo il contatto con l’agente tossico, e cioè non solo in seguito all’ingestione di fave, ma anche dopo inalazione di polline o del profumo dei fiori e dei baccelli delle fave.
Sono più comuni nei maschi, per il tipo di trasmissione genetica e nei bambini piuttosto che negli adulti.

 

Sintomi

I sintomi del favismo sono molto diversi a seconda della gravità della crisi emolitica: nei casi più lievi la crisi si può manifestare semplicemente con una sensazione di debolezza, mancanza di appetito, nausea, vomito, vertigini e talvolta con un ittero appena accennato; nei casi gravi invece il vomito è profuso, l’ittero bene evidente, compaiono anche dolori addominali e diarrea; la cute e le mucose sono estremamente pallide. Se non si interviene rapidamente con una terapia adeguata il paziente può andare in coma e morire..

La terapia del favismo è basata essenzialmente sulle trasfusioni di sangue e sull’exsanguino-trasfusione nelle forme neonatali; fortunatamente nelle crisi emolitiche non gravissime tendono a risolversi spontaneamente, grazie all’immissione in circolo di globuli rossi giovani, resistenti all’azione emolitica delle sostanze contenute nelle fave.

La prevenzione delle crisi emolitiche consiste nell’evitare l’ingestione e, per possibile, il contatto con le fave; per mettere in atto queste misure è necessario porre la diagnosi precoce di favismo, che si ottiene alcuni esami di laboratorio.

L’esame emocromocitometrico mostra una grave anemia, con diminuzione dell’emoglobina e dei globuli rossi mentre globuli bianchi e piastrine sono aumentati di numero: i globuli rossi sono deformati e frammentati.

L’esame più specifico, che dà la certezza della diagnosi, è però la diminuzione del contenuto di glucosio 6 fosfato deidrogenasi globuli rossi.

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Le malattie sono correlate con il tipo di alimentazione?

Malattie Correlate all’Alimentazione

Studi recenti hanno appurato che esiste una stretta relazione tra alcune malattie, con maggiore incidenza in determinate zone, e il tipo di alimentazione.
L’agricoltura, l’allevamento di bovini e ovini hanno indubbiamente migliorato la nostra dieta a livello quantitativo, e hanno permesso a molti più uomini di essere nutriti a sufficienza. L’alimentazione, oltre all’igiene e alle condizioni di vita, hanno fatto aumentare dai 5 ai 10 centimetri l’altezza dell’uomo.

E’ certo che, oltre a questa modificazione presumibilmente genetica della costituzione, le abitudini alimentari ne hanno determinate delle altre, conosciute solo in parte. Un esempio molto interessante è quello dell’adattamento all’uso del latte da parte dell’adulto.

Il 90-100% degli orientali non caucasici, i semiti e gli africani dell’Est, i giapponesi, gli esquimesi, gli indiani, dopo il periodo dell’allattamento, non sono più in grado di tollerare il latte o meglio, uno zucchero, il lattosio, contenuto in esso, e sono quindi facilmente colpiti da diarrea.

Nell’intestino di questi soggetti l’attività di un enzima, la lattasi, cioè di una proteina che serve a scindere il lattosio nei suoi componenti glucosio e galattosio, è molto ridotta. Negli europei e nei bianchi americani ed in altre popolazioni che da molte generazioni si nutrono di latte anche dopo lo svezzamento, la lattasi resterebbe invece attiva, come carattere autosomico dominante.

Cioè in queste popolazioni all’età dello svezzamento non si avrebbe la regressione dell’informazione necessaria per la sintesi della lattasi.

A che cosa è dovuta l’intolleranza al lattosio?

L’intolleranza al lattosio è dovuta alla carenza dell’enzima fattasi, che scinde il disaccaride lattosio nei suoi componenti elementari, galattosio e glucosio. Il galattosio non scisso non può essere assorbito dall’intestino, e resta nel lume, attirando per osmosi una notevole quantità di liquido nell’intestino: questo fenomeno provoca la diarrea tipica dell’intolleranza al lattosio.

Perché l’intolleranza al lattosio è più comune presso alcune popolazioni?

La carenza dell’enzima lattasi è geneticamente determinata, e si trova con maggiore frequenza presso quelle popolazioni che non si sono mai dedicate all’allevamento del bestiame e che quindi hanno un consumo di latte molto ridotto: in questi casi il carattere genetico che provoca l’intolleranza al latte non è stato sottoposto ai meccanismi della selezione naturale.

GLI ERRORI ALIMENTARI

Molte malattie estremamente diffuse nei paesi ad alto tenore di vita, come il diabete, l’aterosclerosi, l’ipertensione, la gotta, sono provocate o favorite da abitudini alimentari scorrette; ed è proprio per queste malattie che la terapia dietetica ha una fondamentale importanza ed offre i migliori risultati.

Un errore che costa caro
Per motivi ancora completamente oscuri, può accadere che in alcune persone una sostanza alimentare venga metabolizzata in maniera errata, e che questo difetto metabolico si trasmetta alle generazioni successive. Questo strano fenomeno è alla base di numerose malattie, come il morbo celiaco e il favismo.
Un’abitudine troppo radicata L’uso smodato del sale da cucina può aggravare molte malattie, dall’ipertensione agli edemi: eppure tutti continuano a salare in eccesso i cibi, consumando una quantità di sale almeno doppia di quella consigliabile.

Quando il carburante è troppo
Lo zucchero è il carburante dell’organismo, necessario per forni-re energia; ma nella dieta di tutti i giorni, fra amidi, zucchero comune e fruttosio, i carboidrati finiscono per essere presenti in quantità eccessive.
Il pericolo numero uno Si tratta del colesterolo, conosciuto e ben temuto spauracchio alimentare, responsabile dell’aterosclerosi: ma dare tutte le colpe al colesterolo è troppo semplice, e certamente rischioso.

A tutto c’è rimedio!

L’eccesso di grassi nel sangue provoca mortali conseguenze: ma per prevenire le gravi lesioni delle arterie è sufficiente seguire una dieta adeguata, povera di zucchero, grassi e sale.

Che fare in caso vertigini e vomito?

VERTIGINI

La vertigine è  quella sensazione illusoria di spostamento del nostro corpo o degli oggetti che ci circondano.

Il termine “vertigini” deriva dal verbo latino “verto”, che in italiano significa “girare” o “ruotare su sé stessi”.

E’ un segnale da no sottovalutare: può essere dovuta a strabismo, lesioni oculari, tumori celebrali, emorragie, embolie, meningite, sifilide celebrale, ipertensione, epilessia.

Si possono avere vertigini anche per affezioni gastriche, intestinali o uterine, intossicazioni.

Il primo soccorso consiste semplicemente nel far stendere il soggetto nella posizione a lui più favorevole, evitando cibi e bevande.

Su www.my-personaltrainer.it a più comune causa di vertigini è la condizione nota come vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB).

La VPPB è un disturbo dell’apparato vestibolare: sarà comunque necessario consultare il medico.

VOMITO

Il vomito è l’emissione attraverso la bocca di sostante alimentari miste a succo gastrico o bile. Si ha il vomito quanto a seguito di contrazione dello stomaco a piloro chiuso vi è stata una introduzione di quantità eccessiva, oppure a malattie del cervello, del fegato, dei reni. Si può avere vomito anche di origine psicogena.

In caso di vomito la prima cosa da fare è sospendere l’alimentazione per qualche ora.
Il vomito prolungato provoca disidratazione: sarà pertanto necessario somministrare acqua e sali di cucina.

Se il soggetto è incosciente bisogna girargli la testa per impedire che il vomito entri in gola provocando lo soffocamento.

Che fare in caso di ustioni?

Ustioni

Le ustioni sono alterazioni dei tessuti prodotte dall’azione del calore.

Possono essere provocate dal sole, dal fuoco, dal vapore surriscaldato, da liquidi in ebollizione, da proiettili incendiari, da metalli riscaldati o da sostanze chimiche.

Le ustioni possono essere:

• ustione di 1° grado: arrossamento della pelle

• ustione di 2° grado: formazione di vesciche

• ustione di 3° grado: distruzione dei tessuti.

Se le ustioni di 3° grado superano i 2/3 della superficie corporea si ha la morte.

Le ustioni di 3° grado guariscono per seconda intenzione con cicatrici deturpanti.

USTIONI CHIMICHE

In casi del genere, togliere immediatamente gli indumenti contaminati e lavare la zona con acqua fredda e bicarbonato di sodio. Se l’ustione è da soda caustica, il lavaggio deve essere effettuato con acqua e aceto.

La gravità delle ustioni è in rapporto più con l’estensione della superficie scottata che con la profondità: ustioni che interessano il 10 -15% della superficie corporea, siano anche solo di 1° o 2° grado sono sempre gravi.

Nel pronto intervento l’accorgimento fondamentale è di evitare l’infezione toccando il meno possibile le zone bruciate. Se le ustioni sono molto estese, è necessario il ricovero urgente in ospedale.

Nell’attesa non spogliate l’ustionato, non applicate nessuna medicazione, ricoprite con un pezzo di tela pulita le parti ustionate. Il sintomo generale più temibile è lo shock che si annuncia già nelle ustioni di 1° grado con accelerazione del polso, secchezza della lingua, ecc.

Lo shock primario si manifesta entro 2 ore dall’incidente e non è mai troppo pericoloso; quello secondario, da 2 a 48 ore dopo, è in genere molto più pericoloso.